Per mio figlio di Frédéric Mermoud: la recensione

permiofiglio_posteritaIl dramma di una donna che non cerca vendetta, ma un sostegno

Presentato a Locarno 69, Per mio figlio è un film che possiede due anime: quella thriller, nella quale trova spazio una tensione crescente utile per scoprire chi è l’assassino del figlio di Diane, e quella drammatica, in cui il regista ha l’interesse di delineare due donne che, solamente in apparenza, sono diverse.

Losanna. Diane ha perso il figlio in un incidente automobilistico, ma non si è mai persa d’animo e, insieme a un detective, scopre qualche indizio sull’automobile. Decisa a vendicarsi, Diane si reca a Evian e conosce Marlène, la proprietaria della macchina color caffè e unica sospettata.

Tratto dal romanzo di Tatiana de Rosnay, Per mio figlio è un prodotto che può apparire invitante e suscitare curiosità; difatti la scelta di mettere in scena la ricerca di vendetta (sconsiderata e istintiva) di una madre (dallo sguardo insensibile e privo di rimorso) permette allo spettatore di interagire con la vicenda e immaginarsi un possibile svolgimento. Invece il film diretto da Mermoud smorza ben presto la tensione, fa capire (basta un pizzico di logica) quasi subito chi è l’assassino e preferisce delineare due personalità, che celano problemi e che sono in cerca di un sostegno, di un supporto abbastanza stabile. La pellicola nasce e si sviluppa in questa costante e morbosa ricerca di affezione reciproca, dimenticandosi (troppo spesso) di trattare la vendetta che Diane sta perseguendo.

Accompagnato da silenzi assordanti e da un andamento lento e meditabondo, Per mio figlio pesa la mancanza di lucidità della madre, ne delinea la morbosità (l’utilizzo del cellulare di Luc per comunicare riporta costantemente alla mente la sua precoce dipartita) e trova nell’interpretazione di Emmanuelle Devos la corretta dose di inquietudine e sconsiderata follia. Tuttavia Nathalie Baye non è da meno: l’elegante (e sospettata) proprietaria di una profumeria nasconde l’insicurezza dietro un sorriso forzato e trova in Diane qualcuno con cui confidarsi. Mermoud mette a fuoco il rapporto ambiguo tra le due donne e ci costruisce attorno un dramma umano, che si discosta chiaramente dall’invitante incipit (una donna in cerca di vendetta).

Proprio per questi motivi Per mio figlio si perde in una sceneggiatura che, scegliendo di giunger dritta al punto, si deve districare in un nugolo di sensazioni personali, che fanno abbandonare progressivamente il fulcro della vicenda. Una distanza che sfilaccia l’intero film e che esibisce il fiato corto di un thriller, che avrebbe potuto far leva in modo più evidente sulla reazione e sulle scelte di una madre erosa dal dolore.

Uscita al cinema: 17 novembre 2016

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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