Masterminds di Jared Hess: la recensione

51280Grottesco, rapido e indolore. Il colpo grosso degli idioti di Hess

Diretto da Jared Hess (regista del cult Napoleon Dynamite), Masterminds narra la storia vera della più grande rapina realizzata negli Stati Unit. A compierla un gruppo di inetti, dei perdenti inappagati inseriti a forza in una società vincente a tutti i costi. Il risultato è una pellicola che prende la deriva della caricatura demenziale, che trova in Zach Galifianakis l’unico elemento credibile.

David è un impiegato di una ditta di portavalori che, plagiato dall’avvenente ex collega Kelly, un giorno svuota il caveau dell’azienda e mette a segno il più grande colpo nella storia degli Stati Uniti. David, dopo la rapina, vola in Messico, ma non viene raggiunto da Kelly.

Immaginare che la più grande rapina degli Stati Uniti (avvenuta nel 1997) sia stata realizzata da un gruppo di pseudo delinquenti decisamente mal assortito appare come l’incipit migliore per costruire una pellicola che ridicolizza le istituzioni americane. Invece purtroppo il regista Hess inganna lo spettatore e preferisce mettere in risalto (con grottesca demenzialità) i delinquenti, coloro che si prendono gioco di loro stessi a causa delle loro abitudini e della loro totale mancanza di occultamento e raggiro. Masterminds era un’occasione per mettere in ridicolo la società americana, quell’insieme di individui considerato vincente e destinato esclusivamente a sfornare eroi positivi e “scintillanti”. Diversamente Hess gioca la carta degli antieroi, inetti privi di spina dorsale e incapaci di fare qualsiasi cosa e decide di porre in risalto la loro idiozia, rendendo fortemente credibile solo la figura di Zach Galifianakis. Difatti il personaggio impersonato dal famoso attore comico è una macchietta a tutti gli effetti, un uomo che crede assolutamente in una vita migliore in Messico, con una ragazza al suo fianco e con un mucchio di soldi. David è colui che ci crede veramente, che continua a sbandierare, con eccessivo entusiasmo, di essere ricco sfondato. Un personaggio che, nonostante l’assurdità della storia, è assolutamente credibile e che si muove con disinvoltura tra il faceto e il faceto, riuscendo a strappare qualche risata anche al pubblico più esigente.

Nonostante il cast a disposizione, Masterminds celebra i suoi antieroi e predilige il genere grottesco, una branca di quel cinema comico in grado di non scendere a compromessi e che non dovrebbe deviare in direzione del demenziale. Invece il film di Hess è spudoratamente demenziale e non trova nei comprimari di Galifianakis la giusta dose di umorismo e cattiveria, finendo per rendere tutti i personaggi delle macchiette fini a se stesse.

Commedia sbrigativa, che salta dei passaggi logici e che finisce per fare andata-ritorno dal Messico, Masterminds è il classico prodotto che racconta un’America d’inetti, d’incapaci pronti a tutto pur di ottenere un posto al “tavolo dei grandi” e per cambiare vita. Un sogno a occhi aperti che non trova la giusta collocazione nello scacchiere cinematografico internazionale.

Uscita al cinema: 9 novembre 2016

Voto: **

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