Botticelli Inferno di Ralph Loop: la recensione

botticelli_locDante-Botticelli e il giro dell’Europa

Documentario che racconta la storia di Sandro Botticelli e che si focalizza sul suo lavoro dedicato alla Divina Commedia di Dante, Botticelli Inferno è fluido e non perde mai l’attenzione dello spettatore; un film che pone domande e che riesce a dare ben poche risposte. Tuttavia quando la macchina da presa si sofferma su degli affreschi dalla bellezza ineguagliabile, non può non sollevarsi un velo di pelle d’oca.

Esibendo un viaggio che tocca diverse località (Firenze, Roma, Berlino, Londra e la lontana Scozia), Botticelli Inferno dimostra di possedere diversi strumenti per accattivare lo spettatore seduto in sala. Prima di tutto l’accoppiata Botticelli-Dante, che dona alla pellicola quell’alone di mistica magnificenza, laddove il lavoro di Botticelli è talmente dettagliato e, per l’epoca, rivoluzionario che pare celare un mistero dietro la sua realizzazione.

Dopo aver introdotto la vita dell’artista, il suo legame con Dante (che vedeva partecipare un terzo uomo, il committente cugino di Lorenzo il Magnifico) e la sua descrizione dell’Inferno, il documentario diretto da Ralph Loop comincia a porsi delle domande a cui non sa dare risposta, o perlomeno a cui tenta di rispondere tramite supposizioni. Infatti, nonostante l’intervento di alcuni luminari della materia artistica, il mistero di alcuni spostamenti dei disegni botticelliani, il perché non furono colorati interamente e la datazione precisa della loro realizzazione non trovano delle esaurienti risposte. Tuttavia non si può non rimanere abbagliati dalla bellezza dei lavori del Botticelli e dalla sua doppiezza (come ad esempio le rappresentazioni della bellezza ne La nascita di Venere e il brutale realismo della mappa infernale di Dante), che non ostenta oscuri misteri ma che rivela la versatilità dell’artista.

Documentario rigoroso e accompagnato da una voce narrante che a ogni cerchio recita delle terzine d’introduzione, Botticelli Inferno celebra l’artista e il suo lavoro con ammirazione e devozione. Un prodotto che eleva l’arte a unico, ed esemplificativo, strumento di narrazione dell’epoca, ponendola sullo stesso piano della moderna narrazione cinematografica. Un paragone che calza e che dimostra la bravura di colui che ha saputo riprodurre su pergamena l’idea dell’inferno dantesco, un luogo che l’uomo medioevale temeva, idealizzava e che si rifletteva sul suo quotidiano vivere.

Uscita al cinema: 7 novembre 2016

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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3 pensieri su “Botticelli Inferno di Ralph Loop: la recensione

  1. Fluido e non perde mai l’attenzione dell’osservatore?? Ma dite sul serio??? Un mucchio di banalità per di più male raccontate. Una parafrasi dantesca inutile e di cattivo gusto, totale e vergognosa assenza di una qualsiasi capacità storico-critica, interviste fra il vergognoso e l’inutile e immagini delle opere per nulla esclusive o anche solo minimamente esplicative. Che vergogna! I nostri due grandi artisti si staranno rigirando nelle rispettive tombe a causa di questa sottospecie di documentario…

    • Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma l’impressione è che ti sei soffermata alle prime righe…difatti io nel prosieguo dell’analisi scrivo: “il documentario diretto da Ralph Loop comincia a porsi delle domande a cui non sa dare risposta, o perlomeno a cui tenta di rispondere tramite supposizioni. Infatti, nonostante l’intervento di alcuni luminari della materia artistica, il mistero di alcuni spostamenti dei disegni botticelliani, il perché non furono colorati interamente e la datazione precisa della loro realizzazione non trovano delle esaurienti risposte.” Inoltre il documentario, come genere cinematografico, informa, narra e (talvolta) svela, quindi non necessariamente il film diventa mostrare immagini esclusive…ciao

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