The Accountant di Gavin O’Connor: la recensione

locandina2L’inespressività di un contabile dal passato tormentato

Il contabile con la sindrome di Asperger e l’addestramento militare non convincono assolutamente. The Accountant fa sfoggio di asciuttezza narrativa e minimalismo emozionale; eppure l’accatastamento di sottotrame sempre più inverosimili prediligerebbe un apparato maggiormente complesso e stratificato.

ChristianWolff è un contabile di numerosi criminali sparsi per il mondo e lavora sotto copertura. Un giorno viene assoldato dalla Living Robotics per risolvere un problema economico. Tuttavia, nel mentre, si accorge di essere pedinato dal dipartimento di Stato.

Diretto da Gavin O’Connor e interpretato da un inespressivo (stavolta utile per la parte da lui impersonata) Ben Affleck, The Accountant è un film banale e decisamente poco accattivante, che mostra i muscoli ma che non sa assolutamente emozionare. Inoltre la linearità della narrazione mal si sposa con l’ambiziosa sceneggiatura, che somma sottotrame e si dimostra inadeguata nel trattare il tema dell’autismo ad alto funzionamento del protagonista.

Mediocre e alla costante ricerca di diversi momenti distensivi (che vedono protagonisti un’entusiasta Anna Kendrick e un socialmente incapace Ben Affleck) all’interno di una narrazione votata all’action thriller e pregna di flashback (nei quali il padre del protagonista lo educa all’aggressività), The Accountant è la vicenda di un uomo, apparentemente, ordinario, che dimostra di possedere delle doti straordinarie. Non importa se quest’ultime siano date da una mente eccelsa (alla John Nash per intenderci e i riferimenti sono frequenti) o da un’addestramento militare intensivo; The Accountant alterna momenti di eccessivo controllo emozionale a tentativi di amara ironia, ma si dimostra privo di una direttiva. Difatti la sceneggiatura è raffazzonata e si sente in dovere di spiegare qualsiasi cosa, mentre la noia si fa imperante. Anche un inatteso ricongiungimento non viene trattato adeguatamente, come se fosse un elemento di contorno di una vicenda molto più interessante, che fatica a palesarsi con convinzione.

Mediocre e poco attento nella trattazione dell’autismo (la semplificazione fa a cazzotti con la complessità psicologica di un personaggio con questa patologia), The Accountant mostra il fianco nei confronti di una sceneggiatura, come già anticipato, troppo ambiziosa, che mette a disposizione dello spettatore troppa carne al fuoco, senza lasciare a quest’ultimo il piacere della supposizione, utile a farlo entrare intimamente in contatto con la vicenda. Le stereotipie, il passato e il presente di un personaggio così inusuale (proprio perché in grado di celare il suo reale status) sono invitanti e creano la domanda; purtroppo la risposta è confusionaria e malamente supportata.

Uscita al cinema: 27 ottobre 2016

Voto: **

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