Ouija: L’origine del male di Mike Flanagan: la recensione

63640-157151Il sequel che non ti aspetti

Secondo capitolo dedicato alla tavola da gioco ed evocatrice di spiriti della Hasbro, Ouija: L’origine del male dimostra di avere qualcosa da dire rispetto al primo episodio. Il merito? Tutto delle sapienti mani di Mike Flanagan, un regista che sta spopolando nel circuito cinematografico attuale per il suo approccio maggiormente concettuale alla vicenda. Tuttavia il pubblico non si deve attendere un capolavoro, ma semplicemente un prodotto convincente e coerente. Grasso che cola.

Alice Zander, da poco vedova, si guadagna da vivere facendo la sensitiva. Il suo piano è semplice e prevede la truffa nei confronti del malcapitato con l’aiuto delle figlie Doris e Lina. Un giorno viene attratta dall’idea di utilizzare durante le sue sedute una tavola Ouija, che attirerà l’attenzione di Doris, l’unica delle due figlie a dimostrare attitudine per la divinazione.

Il primo episodio non aveva convinto nessuno, nemmeno i palati meno affamati; di conseguenza la “paura”d’incorrere in un nuova delusione era tanta. Tuttavia al timone della seconda pellicola, dedicata al gioco da tavola Hasbro (e prequel a tutti gli effetti), si è palesato Mike Flanagan e le aspettative sono mutate e divenute tiepide attese. E tutto è stato ripagato da un film con un controllo della tensione invidiabile, che apparecchia la tavola nella prima parte e assesta il colpo nella seconda, nella quale la possessione della bambina bionda dagli occhi bianchi e contraddistinta da movimenti meccanici è sinonimo di terrore e inquietudine.

Proseguendo a ritroso nella cinematografia di Flanagan si nota che i suoi film non sono completamente horror, non fanno sobbalzare con rumori in sottofondo o apparizioni improvvise (accompagnate da una musica in crescendo); anzi preferiscono giocare con la psicologia dei personaggi, tutti quanti alle prese con una perdita estremamente vicina. In Oculus (il prodotto più violento e fuori controllo) era la morte dei genitori, in Somnia il vivido ricordo del figlio morto era sintomo di squilibrio mentale, mentre in Ouija: L’origine del male è la dipartita di un padre e marito amato a gravare le anime dei familiari. Di conseguenza si può notare come il concetto di partenza per Flanagan sia la scomparsa di una persona cara, avvenimento su cui costruisce paure e fenomeni paranormali più o meno inquietanti.

Ouija: L’origine del male non si fa disprezzare, mantiene il controllo e alza esponenzialmente la tensione. Un lavoro interessante e ben costruito, che invoca gli spiriti e fa riemergere il carissimo e ricorrente tema della possessione (con tanto di prete annesso). Film che possiede dei pregi e che sa utilizzare a dovere gli elementi cardine del genere, Ouija: L’origine del male è un passo avanti rispetto al primo episodio, nel quale la sceneggiatura era pericolosamente confusionaria. Un prodotto che può far storcere il naso ai puristi (troppi quaranta minuti e più d’introduzione esclusivamente narrativa), ma che può coinvolgere un pubblico più vasto. E quest’ultima affermazione può solamente giovare al genere.

Uscita al cinema: 27 ottobre 2016

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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2 pensieri su “Ouija: L’origine del male di Mike Flanagan: la recensione

  1. Devo recuperarmi un po’ di horror recenti. Halloween potrebbe essere l’occasione propizia per farlo. Se non avessi letto la tua recensione probabilmente mai avrei preso in considerazione il film

    • Mi sono dovuto fidare delle recensioni americane…anche io non volevo vedere questo film a causa della pessima esperienza del primo…mi raccomando recupera bene…negli ultimi 2/3 anni il genere si è risollevato inaspettatamente.

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