Doctor Strange di Scott Derrickson: la recensione

51070L’eroe mistico che rilancia la Marvel

Pellicola supereroica atipica, Doctor Strange si confronta con la dimensione mistica dei vendicatori Marvel. Un film che fa della visionarietà della messinscena il suo coinvolgente marchio di fabbrica e dell’abbandono della razionalità in favore della fede in un bene superiore il concetto su cui porre le sue basi.

Stephen Strange è un neurochirurgo dal talento eccezionale e dall’ego esagerato. Dopo aver subito un grave incidente d’auto, Strange riporta un danno alle terminazioni nervose delle mani e non riesce più a intraprendere il proprio lavoro. Strange non accetta la sua nuova condizione e viaggia fino in Nepal per cercare una cura misteriosa.

Prodotto lungamente atteso (soprattuto a causa di un cast stellare, che vede in Benedict Cumberbatch il vertice più luminoso), Doctor Strange ha il pregio di essere qualcosa di davvero nuovo nel panorama Marvel. Nonostante sia decisamente poco il tempo per esplicare i concetti, che sono alla base del film diretto da Scott Derrickson, (l’intrattenimento action deve comunque emergere e rimanere impresso nella mente del pubblico), è evidente come ci sia un lavoro complesso e debitore di una cultura del controllo dello spirito e della mente, che differenzia l’eroe Doctor Strange dagli altri. Uno scarto concettuale che fa ben sperare per il futuro cinematografico dell’universo Marvel, che ultimamente ha offerto un intrattenimento di tutto rispetto, ma ha ostentato delle tematiche affrontate superficialmente. In Doctor Strange c’è una maggior attenzione nei confronti di terreni nemmeno lontanamente approcciati, argomenti che permettono al regista di giocare con lo spazio e il tempo in modo per nulla concreto e razionale. E allora ecco che la scenografia si piega su stessa, la modifica spaziale e visiva procede con fluidità e lo spettatore si sente coinvolto emotivamente, grazie a uno spettacolo di effetti speciali che confondono, ma che allo stesso tempo ammaliano.

Fede e razionalità si scontrano su un terreno fertile e trovano spazio in un personaggio che crede fortemente in tutto ciò è concreto: è un dottore di fama internazionale, è arrogante e ha un ego spropositato, eppure è lui che accantona il suo essere per abbracciare un bene superiore. Doctor Strange esibisce incantesimi, stregoni e un villain di tutto rispetto (beh…se a impersonarlo c’è Mads Mikkelsen), colui che combatte senza esclusioni di colpi e che oltrepassa dimensioni con un semplice schiocco di dita. Insomma Doctor Strange sa il fatto suo, è intrattenimento intelligente e di ben altra caratura cinematografica; un Avenger/Defender che si lancia in qualche battuta ironica che giunge a segno e che infrange alcune di quelle regole che dovrebbe tutelare (un comportamenteo affine a un nutrito gruppo di supereroi di New York).

Doctor Strange indica la strada ed è chiaramente un brillante preludio a un progetto potenzialmente enorme. Un convinto passo avanti da parte della Marvel, che ha deciso di scommettere su un supereroe atipico, che combatte contro forze oscure e pericolose ma sconosciute. Un film eccentrico che sottolinea con forza il proprio cast (Cumberbatch, Tilda Swinton, Chiwetel Eijofor, Rachel McAdams e Mads Mikkelsen) e ne rivendica la paternità, laddove l’apporto recitativo è davvero un riconoscibile elemento di rilievo. Un film che pone le basi per degli eroi più cervellotici che fisici e che si misura con la spettacolarizzazione della vicenda, mettendo in risalto una fotografia dai colori accessi e un continuo stravolgimento scenografico, che dona alla pellicola un invidiabile ritmo all’azione.

Uscita al cinema: 26 ottobre 2016

Voto: ***1/2

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