In guerra per amore di Pif: la recensione

52649Commedia garbata e impegnata: la Mafia durante il secondo conflitto

Dedicata a Ettore Scola, l’opera seconda di Pif è garbata e contraddistinta da uno stile riconoscibile, che fonde commedia, dramma e informazione. Un prodotto che si guarda con piacere e che conferma la bravura del regista, che prosegue nella sua personale lotta contro la Mafia e ciò che le ha permesso di accrescere i propri poteri in Sicilia.

New York, 1943. Arturo Giammaresi, palermitano emigrato negli Stati Uniti, è innamorato di Flora. Purtroppo lo zio dell’amata promette la nipote al figlio del braccio destro di Lucky Luciano. Arturo è disperato e l’unico modo per invertire la decisione è quella di recarsi in Sicilia per chiedere la mano al padre di Flora. Nel mentre l’esercito statunitense sta organizzando lo sbarco sull’isola italiana, una grande occasione per Arturo.

Atteso al varco della seconda regia, Pif reagisce con una pellicola di indubbio valore, che conferma le sue capacità di narratore impegnato. È il suo personalissimo sguardo a farsi valere in una favola, nella quale la commedia si fonde abilmente con il dramma e con l’informazione. Perché l’interesse di Pif è sempre quello di raccontare la Mafia all’interno di una vicenda credibile e legata indissolubilmente con la realtà storica. Infatti la base da cui il regista  trae ispirazione per costruire la sua pellicola è il un rapporto di un soldato americano, un pezzo di carta che metteva in guardia la Casa Bianca dalla proliferazione della Mafia nell’isola subito dopo lo sbarco.

In guerra per amore racconta tutto ciò, ma lo affronta trasversalmente perché al centro della storia c’è la vicenda del soldato Arturo Giammarresi e della sua amata Flora (il regista mantiene i nomi del suo precedente film, dichiarando apertamente una continuità tematica e stilistica), laddove il soldato decide di partecipare allo sbarco in Sicilia per chiedere la mano al padre della fidanzata. Tutti gli elementi che ruotano attorno a questa vicenda definiscono la pellicola, provocando risate (la coppia zoppo-cieco e le ironiche fughe in direzione del rifugio anti-bombardamento, che vedono “scontrarsi” una statua del Duce e della Madonna) e riflessione (la scarcerazione di pericolosi criminali, la collaborazione tra i boss mafiosi e l’esercito americano). Il risultato finale è una commedia garbata, che non deraglia in direzione di una comicità superficiale, ma che anzi riesce a far ridere in modo sano, come nelle commedie anni Cinquanta. E ciò non è casuale perché Pif sembra voler prendere in prestito tanto della commedia di allora, come se volesse omaggiarla e farla rivivere con autenticità.

Nonostante la recitazione di Pif non sia un elemento apprezzabile (su minutaggi elevati si nota abbastanza), In guerra per amore è un prodotto riuscito, costruito in modo impeccabile e contraddistinto da uno sguardo che osserva la Mafia, la condanna e ne segue l’onda lunga che si ricongiunge con la politica del secondo dopoguerra e della Seconda Repubblica. Un film che esibisce il giusto equilibrio tra risate e indignazione, commozione e sana informazione; un pregio invidiabile per un regista di cui si aspettava il passo falso, l’inciampo da successo inaspettato.

Uscita al cinema: 27 ottobre 2016

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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