I babysitter di Giovanni Bognetti: la recensione

53326Se il livello è così basso…rivogliamo i cinepanettoni!

Diretto da Giovanni Bognetti, I babysitter è un film privo di uno scopo e, trattandosi di uno spudorato remake di una commedia transalpina, d’originalità. Le peripezie del “babysitter per caso”Andrea sono insulse e non provocano la benché minima risata, mentre la morale che si annida in chiusura è di una banalità imbarazzante. Se questo è cinema.

Andrea è un impiegato della società di agenti sportivi capeggiata da Gianni Porini. Una sera Gianni è invitato a una cerimonia e non sa a chi lasciare il pestifero figlio, ma gli viene un’idea: obbligare Andrea. La mattina successiva il potente agente sportivo e la moglie vengono svegliati dalla polizia che li informa che la loro casa è sottosopra e che il figlio è scomparso. A raccontare loro ciò che è avvenuto ci pensa una telecamera, con la quale sono stati ripresi tutti gli avvenimenti.

Purtroppo de I babysitter si può raccontare ben poco; non perché si rovinerebbe la sorpresa (a quello ci ha già pensato un esplicito trailer), ma perché la pellicola è un agglomerato di immagini di dubbio gusto, dalle quali non si percepisce uno scopo se non quello di portare al cinema un qualcosa di profondamente insignificante. Difatti il debutto dietro la macchina da presa di Giovanni Bognetti poteva essere decisamente diverso, essendo colui che, l’anno scorso, contribuì a stilare la sceneggiatura di Belli di papà, non un capolavoro del cinema, ma perlomeno un prodotto accettabile che non disdegnava una risata e una lieve riflessione. Diversamente I babysitter non suscita nessuna risata e la riflessione è ampiamente sepolta sotto quintali di girato dal sapore decisamente mediocre.

Tuttavia le avventure di Mandelli, Ruffini, Pisani, Peracino, Simona Tabasco e del giovanissimo Andrea Pinter permettono di affrontare (in modo generalizzato) l’inutilità del genere demenziale nostrano, che da qualche anno sta popolando gli italici schermi cinematografici. Inizialmente è necessario sottolineare quanto questo fenomeno sia riconducibile a un gruppo di comici del programma televisivo Colorado, un puerile surrogato dello storico e celebre Zelig. E tale sottolineatura è importante perché chiude un cerchio e definisce il luogo in cui si consuma il misfatto. Senza elencare i titoli che hanno, piuttosto che divertito, annoiato un largo numero di spettatori in sala, bisogna porre in evidenza che in un periodo storico in cui i cinepanettoni (genere natalizio che ha spopolato negli ultimi trent’anni) hanno iniziato a scomparire dalle sale italiane, perché abbandonati anche dal pubblico più affezionato, sono comparse all’orizzonte delle commedie demenziali dal contenuto becero e dal doppio senso imperante. Il target è decisamente cambiato (il pubblico dei giovanissimi, che vengono imboccati a suon di situazioni surreali e potenzialmente confusionarie, piuttosto che un pubblico della classe media pronto a ridere dei borghesi dei nostri giorni), ma ciò non giustifica un così infimo impoverimento della commedia italiana, che giustifica i prodotti come I babysitter per un botteghino più grasso a fine stagione. Ed è così che i vari Ruffini, Matano e Mandelli (solo per citarne alcuni) hanno proliferato e resistito grazie al favore di un pubblico che per spegnere il cervello guarderebbe qualsiasi cosa.

Ispirato vagamente alla saga di Una notte da leoni (la narrazione a ritroso e l’impossibile gestione di una situazione di rischio) o anche a Project X, I babysitter è un esercizio commediografo che non buca lo schermo e che non produce nemmeno il più piccolo sorriso. Insomma l’ennesimo film da gettare e da dimenticare al più presto.

Uscita al cinema: 19 ottobre 2016

Voto: *

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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