Inferno di Ron Howard: la recensione

inferno-2016-film-images-451abbdd-d7ae-46f0-9d77-48296130701Langdon stavolta cerca di salvare il mondo

Terzo film dedicato allo studioso di simbologia Robert Langdon (protagonista dei romanzi di Dan Brown), Inferno è un puzzle labirintico che, a differenza, delle precedenti avventure non ha nulla a che fare con la Chiesa o il Vaticano. Un thriller che evidenzia una trama debole e uno sviluppo poco coinvolgente.

Robert Langdon si risveglia in una stanza d’ospedale a Firenze. Ha una ferita alla testa, i suoi ricordi sono confusi e quando una donna, travestita da carabiniere, fa irruzione e cerca di ucciderlo, il professore ha un’unica possibilità: fuggire con l’aiuto della dottoressa Brooks.

Stavolta Langdon non buca lo schermo e l’enigma in cui è coinvolto è tutto fuorché accattivante. Difatti Inferno (che utilizza come espedienti narrativi lo scritto di Dante e l’illustrazione di Botticelli) è un prodotto che, dopo aver svelato i suoi reali interessi, perde di mordente e diventa un thriller come tanti altri, ma senza quell’alone di mistero, esoterismo o complotto che si celava alla base dei primi due adattamenti. Difatti nonostante ci sia stata (in passato), da parte del regista Howard, una corposa semplificazione degli enigmi (il cinema non è la carta stampata), il “mistero della fede” era sempre presente e interessava maggiormente lo spettatore, che mostra spesso un rapporto conflittuale con le decisioni perpetrate dall’uomo piuttosto che dal divino. In Inferno tutto ciò non è presente: Dan Brown cambia terreno di studio e costruisce una vicenda che, dal principio, si rivela sicuramente meno accattivante.

Nonostante ciò Howard fa quello che è in suo potere e, confermando la fiducia nei confronti di Hanks, mette in piedi un’avventura caratterizzata da un ritmo indiavolato, nella quale i continui cambiamenti non scioccano, ma perlomeno mantengono alta l’attenzione. Insomma ciò che salta maggiormente all’occhio è lo sforzo che Howard mette al servizio della storia, anche se quest’ultima è decisamente povera e contraddistinta da uno sviluppo troppo simile alle precedenti. Infatti Inferno evidenzia doppiogiochisti e sguardi indiscreti, mentre gioca con l’ambientazione a sua disposizione (Firenze, Venezia, Istanbul), atteggiamento utile per attirare lo spettatore nelle bellezze di chiaro stampo europeo, che celano ben più di un passaggio segreto o di una svolta imprevista.

Inferno immortala Firenze con passione e mette in risalto l’operato di un grande poeta come Dante, mentre il villain di turno (megalomane e miliardario) terrorizza il mondo con un virus che ridurrebbe il problema della sovrappopolazione. Di conseguenza si ha a che fare con un tema attuale e dibattuto, che smuove un minimo d’interesse, non sufficiente però a catalizzare l’attenzione di un vasto pubblico.

Inferno è l’enigma meno riuscito con protagonista Langdon, un personaggio che cerca e trova la soluzione, nonostante si dimostri maggiormente a suo agio negli intrighi del cattolicesimo, nei quali sguazza senza particolari difficoltà.

Uscita al cinema: 13 ottobre 2016

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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