Il sogno di Francesco di Renaud Fely e Arnaud Louvet: la recensione

53513Gli ultimi anni di vita di Francesco sono un affresco spirituale

Ambientato nel 1200 e baciato da una fotografia esclusivamente naturale, Il sogno di Francesco inganna lo spettatore facendogli credere che il protagonista sia il Santo d’Assisi. Invece ciò che i due registi (Renaud Fely e Arnaud Louvet) hanno interesse a mostrare è la figura di Elia, “braccio destro” di Francesco e personaggio chiave degli ultimi anni di vita del patrono d’Italia.

Assisi, 1209. Francesco ha appena subito il rifiuto da parte di Innocenzo III di approvare la Regola per creare l’ordine dei francescani. Al suo fianco c’è Elia, un frate che, nonostante gli insegnamenti di Francesco, aspira a qualche posizione di rilievo nell’ordine.

Pellicola d’esordio di Louvet e opera seconda di Fely, Il sogno di Francesco ha l’indubbio pregio di porsi a disposizione del pubblico, desideroso di conoscere cosa ha portato alla creazione dell’ordine dei francescani e che cosa passava per la mente di un sognatore, di un “rivoluzionario” come Francesco d’Assisi. Tuttavia il pubblico viene ingannato e sobillato e si ritrova di fronte a una pellicola diversa, nella quale l’interesse è concentrato su Elia (impersonato da Jérémie Renier, l’attore feticcio dei fratelli Dardenne), un frate fedele, che muove delle critiche a Francesco e si mostra dubbioso su alcuni insegnamenti del famoso frate. E sono questi dubbi, questi tentennamenti a far vacillare Elia, colui che nel suo cuore accoglieva Dio, ma inconsapevolmente non aveva compreso a fondo la rivoluzione di Francesco.

Tra compromessi, messi pontifici, ripensamenti e una Regola scritta più di una volta, Il sogno di Francesco è un film dal forte valore spirituale e storico, ma non riesce a farsi appassionante e neanche l’interpretazione di Germano convince più di tanto. Difatti il suo Francesco si esprime per frasi fatte, abbraccia il volere di Dio con entusiasmo e con enfasi e si preoccupa di portare amore e accoglienza in piena povertà. Un messaggio lodevole, che però si scontra con lo Stato pontificio e la sua idea di vita spirituale. Ed è proprio nel rapporto tra Francesco e la Chiesa che i compromessi si fanno presenti e distruggono con un colpo di spugna i sogni di un giovane frate.

Pellicola solida, contraddistinta da canoni ben precisi e da cinque piccole sezioni (Francesco, Stefano, Domenico, Elia e fratelli), che seguono gli ultimi anni di vita di Francesco, ma lasciano anche molto spazio a un andamento decisamente lento e noioso, Il sogno di Francesco può trovare il suo pubblico in chi vuole sentirsi ripetere per l’ennesima volta il mantra povero e accogliente di Francesco. Come già anticipato è un messaggio lodevole, pieno di amore e speranza, tuttavia il film preferisce spostare la macchina da presa per cogliere l’occasione di condannare la forma di controllo che esercitava il Vaticano sugli Ordini in divenire. Ed è così che proliferano i compromessi e le correzioni utili per far nascere l’Ordine, mentre Elia prega per il perdono e per ritrovare l’amicizia lacerata con Francesco.

Poco appassionato, ma desideroso di raccontare San Francesco e i suoi discepoli, Il sogno di Francesco è ingessato nei modi e nella narrazione. Una tipologia di cinema che trova attrito nella distribuzione attuale nonostante un cast internazionale contraddistinto da artisti di rilievo (Germano, Renier, Gourmet e Alba Rohrwacher).

Uscita al cinema: 6 ottobre 2016

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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