Deepwater Horizon di Peter Berg: la recensione

cpbdmd7wgaafqfs-1-jpg-largeUn disastro petrolifero puramente celebrativo

Tragica storia vera trasportata sullo schermo cinematografico, Deepwater Horizon è il nuovo film di Peter Berg. Un prodotto in cui si respira la disgrazia in qualsiasi inquadratura, ma che rovina l’intera infrastruttura attrattiva con una conclusione che celebra gli undici morti e gli eroi che sono sopravvissuti.

Mike Williams è il capo elettricista della piattaforma Deepwater Horizon. Insieme al suo gruppo operativo deve far ritorno sulla piattaforma per un turno di ventuno giorni. La situazione sulla Deepwater è disastrosa e la sicurezza non è garantita, anche a causa dei capi della società che, per risparmiare qualche soldo, hanno deciso di evitare qualche controllo di routine.

Esplosioni, fughe (di pressione o dalla piattaforma in fiamme) e fango in quantità tale da ricoprire una piattaforma petrolifera sono le immagini che rimangono maggiormente impresse alla fine della visione del film diretto da Peter Berg. Difatti ciò che il regista mostra allo spettatore è uno “spettacolo” pirotecnico dalle enormi proporzioni e immerso in un contesto di pericolosità estrema, senza vie di fuga se non quella di gettarsi in mare. Il più grande disastro petrolifero della storia degli Stati Uniti trova spazio sullo schermo cinematografico e tenta di essere il più possibile aderente alla realtà, mostrando le cause della catastrofe e mettendo in evidenza le scelte irresponsabili dei dirigenti, coloro che, per risparmiare qualche soldo in più, hanno sorvolato su numerose regole basilari. Ed ecco che la pellicola, facendosi largo tra innumerevoli termini tecnici che accompagnano in maniera costante l’inevitabile, risponde a qualche domanda e si prodiga nel racconto di un disastro probabilmente evitabile.

Nonostante l’impegno e la volontà di trasporre su pellicola le cause che hanno portato all’esplosione, Deepwater Horizon è anche un film che, dovrebbe, intrattenere con il pubblico un interscambio di emozioni celebrando coloro che sono morti. Ed è proprio l’elogio funebre ai caduti (su schermo nero in bianco) che dona al prodotto di Berg una dimensione maggiormente malinconica ed etichetta il film come memoria storica, con annesse e connesse immagini di repertorio e foto di tutti gli scomparsi. Tuttavia l’eroe deve esserci ed è incarnato da Mark Wahlberg, un capo elettricista zelante e aggiustatutto, che dimostra di possedere un’irrefrenabile voglia di tornare il prima possibile dalla sua famiglia, mentre Kurt Russell è il puntiglioso responsabile della sicurezza dell’intero progetto. Dall’altra parte della staccionata ci si trova di fronte a un Malkovich in grande spolvero, che impersona colui che ha dato l’ok all’operazione e non ne ha subito le conseguenze.

Insomma Deepwater Horizon è il classico film celebrativo, che mette in risalto gli eroi e piange i morti alla fine del film. Una pellicola dal sapore vivace nelle prime battute, che però pone in evidenza, con il passare dei minuti, esclusivamente gli sguardi spaventati di chi si ritrova di fronte a ettolitri di fango incontrollabile. E tutto ciò accade mentre una bandiera a stelle e strisce sventola fiera, non esattamente il miglior biglietto da visita (sottolinea il nerbo americano, che si piega ma non si spezza) per una pellicola che dovrebbe essere d’impegno civile piuttosto che patriottico.

Deepwater Horizon fa parte di una tipologia di cinema che preferisce narrare le gesta di uomini (o donne) straordinari, esibendo un fiero sguardo accusatore, mentre le esplosioni si susseguono e il fuoco divampa con tutta la sua brutalità. Film che non si discosta dalla sezione tragico-catastrofica e che mette in mostra tutti gli stereotipi di genere, Deepwater Horizon non racconta nulla di nuovo e mette alla berlina chi, a oggi, non ha ricevuto la giusta punizione. Un prodotto solido ma decisamente poco emozionante e debolmente trascinante, in cui si respira a pieni polmoni l’inevitabile minaccia.

Uscita al cinema: 6 ottobre 2016

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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