Le ultime cose di Irene Dionisio: la recensione

53505La nuova povertà ruota intorno a un banco dei pegni. Riscattare o impegnare?

Opera prima di Irene Dionisio e presentato a Venezia 73 nella sezione Settimana della critica, Le ultime cose tenta di raccontare la nuova povertà, che raddoppia i disperati e fa aumentare l’ingerenza morale e le piccole truffe (la classica guerra tra poveri). Tuttavia l’ambizione di mettere in scena un cinema finemente neorealista si scontra con una realtà filmica dagli esiti poco rilevanti.

Stefano è un giovane perito che viene assunto al banco dei pegni per imparare il mestiere dal suo collega più anziano, Michele è un pensionato che fatica ad arrivare a fine mese, mentre Sandra è un transessuale costretto a impegnare la sua pelliccia per sopravvivere.

Debuttante dietro la macchina da presa, Irene Dionisio realizza un film che ruota attorno al banco dei pegni di Torino e tenta in tutti i modi di raccontare una nuova povertà, quella che accomuna chiunque (dal pensionato all’immigrato) e che è frutto di una crisi economica, che livella brutalmente (in basso) la piramide sociale. Tutto ciò è lodevole, è un’ambizione cinematografica che prende in prestito la poetica di Bresson, per certi versi anche quella di Pasolini, ma l’impressione è che le grandi prospettive si scontrino con un minimalismo emotivo che fa storcere il naso e non permette allo spettatore di entrare in empatia con i protagonisti. La causa di ciò si trova nel debole tratteggio caratteriale dei tre personaggi principali, tra i quali il transessuale Sandra è quello meno incisivo e privo di uno sviluppo tangibile. Diversamente Stefano (l’impiegato neoassunto, che cerca di andare incontro alle esigenze di chiunque e si scontra con una corruzione dilagante) e  Michele (il pensionato che per andare a pari con un debito si riduce a far affari con il poco rispettabile cognato) sono coloro di cui si segue, in maniera più interessante, lo sviluppo narrativo, la parabola umana e morale.

Nonostante ciò non si sentono palpitare le sofferenze e la disperazione dei tre protagonisti; il loro andamento (frammentario e parzialmente immobile) pesa le azioni e le conseguenze, mentre la regista stende un velo pietoso e agli uomini buoni che si fanno trovare nel posto sbagliato assegna un destino beffardo, mentre per chi porge l’altra guancia decide di sospendere il giudizio.

Le ultime cose è un prodotto dal sapore minimalista e urbano, dall’obiettivo lodevole e attuale, tuttavia la Dionisio non riesce a tradurlo in maniera ottimale sul grande schermo. La sofferenza di una classe sociale (quella media-bassa) che vive in modo altalenante, tra un capo da porre in pegno e uno da riscattare, non trova la chiave giusta per farsi materia viva e riconoscibile dal pubblico, che non rimane colpito dalle alte ambizioni trasformate in mediocri risultati.

Uscita al cinema: 29 settembre 2016

Voto: **

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