I magnifici 7 di Antoine Fuqua: la recensione

53243Un remake con i fiocchi politicamente attuale

Fuqua ritrova per l’ennesima volta al suo fianco Denzel Washington e si mette alla prova con il genere cinematografico statunitense per eccellenza, ovvero il western, effettuando un remake non di un film qualsiasi bensì del prodotto diretto da John Sturges, ispiratosi a sua volta al giapponese I sette samurai di Akira Kurosawa. I modelli da cui prendere spunto sono di un livello elevato, tuttavia Fuqua non disdegna il confronto e non ne esce con le ossa rotte. Difatti il suo I magnifici 7 è un aggiornamento (riveduto e corretto) della storia originale e, grazie al ritmo incalzante, si fa apprezzare.

La piccola città di Rose Creek ha un enorme problema: il pericoloso Bogue vuole sfrattare tutti gli abitanti della valle e prosciugare le miniere adiacenti. Il marito di Emma si oppone e viene ucciso insieme ad altri abitanti. A questo punto Emma vuole vendetta e protezione e si mette in viaggio alla ricerca di qualcuno che le dia retta.

Pur essendo nascoste sotto una superficie di eroismo ed epicità, di protezione e rispetto per il prossimo, le tematiche vagamente politiche e sociali sono presenti e donano un po’ di spessore alla pellicola di Fuqua. Perché, se nelle prime battute la cattiveria del villain Bartholomew Bogue può ricordare il terrorismo dell’Isis che spaventa e minaccia (con tanto di strage “ingiustificata” e chiesa data alle fiamme), anche la composizione dei sette impavidi è un segno dei cambiamenti sociali all’interno degli Stati Uniti, che vedono apparire sullo schermo un nugolo di “bastardi privi di gloria”, che esibiscono un meltin pot di razze (e personalità) molto interessante.

Accompagnato da un ritmo decisamente incalzante, da un sospirato divertimento e da una colonna sonora non particolarmente azzeccata (manca il tocco di Morricone), I magnifici 7 è un remake che, progressivamente, trova il suo spazio, la giusta collocazione, indugiando sull’istrionismo di Chris Pratt e sulla rigidità (in stile giustiziere della notte senza un tornaconto personale) di Denzel Washington, entrambi a proprio agio nel momento in cui si chiede  loro di dimostrarsi versatili e convincenti.

Costruito come i film western di vecchio stampo, I magnifici 7 aspira a essere ricordato come un esempio di buon cinema, che sa essere coinvolgente e appassionante, grazie a una vicenda che si dimostra scorrevole e poco complessa. Insomma si è di fronte a un prodotto senza eccessivi pregi e altrettanti difetti, un film che si dimostra molto più attuale di quanto appaia in superficie e che mette a disposizione del pubblico un cast di altissimo livello.

Dopo aver schivato parecchie pallottole e diverse critiche (piovute soprattutto in America, dopo la presentazione di Venezia 73), I magnifici 7 si rivela un intrattenimento dotato di un’innata spettacolarizzazione, che ostenta uno scontro finale caotico e rumoroso e che si porta appresso una morale: ci si salva insieme e mai da soli. L’unione dell’improvvisato gruppo di leggende è la loro vera forza e viene assolutamente sottolineata per l’intera durata della pellicola; una sorta di aggancio contemporaneo ai supereroi Marvel, coloro che combattono i cattivi per la libertà dell’umanità. Un po’ quel che fanno nel loro piccolo i sette “supereroi” di una minuscola città, in cui è la donna con la pistola a risolvere gli affari spinosi.

Caratterizzato da uno stile che spazia dai campi lunghi del desertico West statunitense al dettaglio degli occhi (Fuqua prende come modello Sergio Leone), I magnifici 7 è un film che si lascia guardare fino alla fine e che mette in mostra tutta la sua determinazione per non essere etichettato come un remake privo di spina dorsale. E ci riesce.

Uscita al cinema: 22 settembre 2016

Voto: ***

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