La vita possibile di Ivano De Matteo: la recensione

53444Rialzarsi e cogliere una seconda chance

Ivano De Matteo stavolta racconta la crisi (di valori ed economica), immortalando le peripezie di una donna e di suo figlio tredicenne. E se il ricatto emotivo è sempre dietro l’angolo, l’ottimismo si fa lentamente spazio tra i meandri di uno sviluppo narrativo costantemente votato all’estremizzazione drammaturgica.

Anna decide di abbandonare Roma insieme al figlio a causa del marito violento. La sua meta è Torino dove l’aspetta Carla, un’amica di vecchia data. Qui Anna tenta di ricostruirsi una vita, mentre il figlio Valerio incontra ben più di una difficoltà nell’adattarsi.

Dopo aver narrato la difficile esistenza dei padri divorziati (Gli equilibristi) e pesato la morale di due famiglie culturalmente e politicamente distanti (I nostri ragazzi), Ivano De Matteo si rimette dietro la macchina da presa e mette in scena le difficoltà di una donna e di suo figlio Valerio (un ragazzino introverso che fatica ad adattarsi alla sua nuova vita) in fuga dal marito violento. E il risultato è un prodotto che riesce a parlare a cuore aperto di alcune tematiche (la violenza sulle donne, i tentennamenti nel lasciare la vita vecchia per una nuova e la capacità femminile di rialzarsi dopo l’ennesima caduta), ma che finisce anche per stigmatizzare altri argomenti, cercando grossolanamente il ricatto emotivo. Perché l’errore più evidente di un regista come De Matteo è quello di estremizzare, di sommare drammi ad altre delusioni, dimenticandosi il gesto quotidiano e l’equilibrio narrativo, fino a quando lo spettatore comincia a storcere il naso.

Interpretato da Margherita Buy, che caratterizza il suo sguardo con una sofferenza partecipata, Valeria Golino (l’apporto svampito e “scapigliato” della vicenda) e da un giovane Andrea Pittorino, La vita possibile predilige spostare la macchina da presa sul tredicenne piuttosto che sulla madre, in modo da poter raccontare i suoi turbamenti nel dover ricominciare da capo, trovare nuovi amici, adattarsi a una nuova casa, a una nuova scuola e a nuove abitudini. È principalmente su di lui che De Matteo sviluppa la pellicola, trovandogli un padre surrogato (un ristoratore affascinante e attento alle esigenze di ognuno) e un amore impossibile (una prostituta dell’Est). Sono questi nuovi elementi a fare da supporto alla seconda chance della madre che, lavorando giorno e notte, prova a dare speranza al futuro di entrambi.

Disequilibrato e alla costante ricerca di quella scena a effetto utile a toccare le corde emozionali dello spettatore, La vita possibile apre all’ottimismo e prova a infondere coraggio a chiunque voglia ritagliarsi una seconda possibilità. Un film che esibisce lo stile ricercato e attento ai dettagli del regista romano, ma anche la sua propensione alle estreme conseguenze, un approccio narrativo che. se non viene adeguatamente tenuto sotto controllo, rischia di far crollare l’intero impianto filmico.

Uscita al cinema: 22 settembre 2016

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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