Un padre, una figlia di Cristian Mungiu: la recensione

Un_padre_una_figlia_poster_itaQuando la morale non dovrebbe scendere a compromessi

Presentato in concorso a Cannes 69, Un padre, una figlia è una pellicola che scandaglia l’integrità morale di un padre disposto a tutto pur di aiutare la figlia a superare un delicato esame di maturità. Nel mentre l’accusa nei confronti di un paese, che si erige sul compromesso e sulla corruzione, si fa sempre più largo e definisce in maniera più precisa il tema trattato.

Romeo Aldea, medico d’ospedale, è riuscito a ottenere per la figlia Eliza una borsa di studio a Cambridge. L’ultimo ostacolo è l’esame di maturità, in cui dovrà ottenere una media alta. Purtroppo qualche giorno prima dell’esame, Eliza viene aggredita da un delinquente ed è sotto shock. L’esperienza non le permette di partecipare alla maturità in grande forma e il padre decide di intervenire per risolvere il problema.

Prodotto dall’indubbio spessore artistico, Un padre, una figlia possiede tutte la caratteristiche utili per farsi notare all’interno dell’offerta cinematografica di fine agosto. Difatti il film di Mungiu, vincitore del premio per la miglior regia a Cannes, mette in discussione i principi morali di Romeo, un medico che sbandiera la sua onesta professionalità ai quattro venti, ma che finisce per scendere a compromessi e abbracciare la corruzione di uno Stato, che lui stesso definisce marcio e privo di rettitudine. Il regista romeno delinea la complessità dell’essere padre, la fragilità e l’impazienza dell’essere umano che è pronto a tutto pur di credere in un futuro migliore per la sua prole e il paradossale comportamento di Romeo che, nonostante l’onestà sul proprio posto di lavoro e la superficialità con cui afferma di essere moralmente retto, ha una relazione extra-coniugale all’oscuro di Eliza, ma non della moglie. L’intero film si muove sul sottile filo che si srotola tra la menzogna e la verità, mentre l’indice accusatorio del regista inveisce nei confronti della Romania e della sua generazione, che ha perso la battaglia per cambiare le cose, dopo la caduta di Ceausescu. Infatti non sono causali i continui riferimenti a una classe politica e professionale nella quale vige la regola della “spintarella”, del favore perpetrato da un amico di un amico.

Mungiu vede un futuro nero per la giovane generazione, che si va a scontrare con una carenza di speranza e una delinquenza sempre più dilagante. Insomma secondo il regista la Romania non possiede gli strumenti giusti per aiutare i giovani, a cui viene consigliato di andare all’estero per cambiare le cose. Proprio come la protagonista Eliza, a cui il destino riserva una borsa di studio a Cambridge e una riflessione.

Rigoroso e statico nelle sequenze estremamente verbose e portatrici di un profondo significato, Un padre, una figlia è un film in cui gli eventi si susseguono in maniera quasi frenetica, tramutando il dramma di un’aggressione in un thriller amorale, in cui si palesa un barlume di speranza in fondo al tunnel. Una pellicola che nasconde tra le pieghe di ogni dialogo una sfaccettatura, un punto di vista sulla vicenda, nella quale vige la morale del compromesso che si scontra con l’innocenza giovanile di Eliza.

Uscita al cinema: 30 agosto 2016

Voto: ****

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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