Io prima di te di Thea Sharrock: la recensione

Io_Prima_di_Te_Film_poster_itaQuasi amici in salsa romantica

Trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di successo scritto da Jojo Moyes, Io prima di te è un classico film sull’amore; l’unica differenza? I due protagonisti sono un ricco tetraplegico e la sua “badante”, una bizzarra e goffa ventiseienne britannica. Un prodotto che tratta il tema dell’eutanasia, cercando contemporaneamente di trasmettere il messaggio che nella vita ci vuole coraggio ed è importante mettersi in gioco.

Louisa Clarke, cameriera di una pasticceria, viene licenziata dal suo padrone e non trova nessun altro impiego. Un giorno va a un colloquio per un lavoro pagato molto bene: tenere compagnia a Will, un giovane tetraplegico, che vorrebbe crogiolarsi nel dolore. Louisa viene assunta e infastidisce con la sua goffaggine il ricco disabile. Ma il loro rapporto, con il tempo, cambierà.

Già dai primi trailer l’impressione era quella di assistere a un prodotto romantico e strappalacrime, ma anche che la vicenda potesse assomigliare a Quasi amici, il celebrato film francese diretto da Olivier Nakache ed Eric Toledano. E difatti Io prima di te non lesina assonanze e similitudini con la pellicola francese, quest’ultima un esempio di semplicità e toccante commozione. Purtroppo il film diretto da Thea Sharrock cerca la commozione, la sequenza a effetto per far tirare fuori il fazzoletto, ma non riesce a trasmettere tali emozioni. Nonostante ciò è indubbia la partecipazione accorata e ben equilibrata di Emilia Clarke (una giovane contraddistinta da un vestiario stravagante e da una contagiosa e simpatica goffaggine), attrice in grado di scansarsi dal ruolo che l’ha resa celebre in tutto il mondo. Tuttavia ciò non basta per elevare Io prima di te a prodotto di spessore; le sequenze si susseguono in modo banale e la vicenda pone sul piatto un andamento scontato e già visto, in tanti romantici drammi e in Quasi amici. Ed è su questo punto che bisogna insistere, perché è assolutamente incredibile che nessuno abbia sottolineato le similitudini con il successo francese. Seppur in modo didascalico, è facile elencare le assonanze che si palesano sullo schermo e che subiscono un’unica variazione narrativa: il prodotto del 2011 trattava il tema dell’amicizia, quello della Sharrock è improntato sull’amore, un sentimento viscerale e progressivamente più profondo. Tuttavia non sembra un caso che la protagonista Louisa sia inizialmente disoccupata e in enorme difficoltà (proprio come Driss), che il rapporto tra i due sia burrascoso e d’incomprensione (soprattutto a causa di William), che lui tenti di istruire lei culturalmente (chi si ricorda l’indottrinamento pittorico di Philippe?) e il passato sportivo e incurante del pericolo dei due ricchi tetraplegici. Inoltre si sprecano le sequenze affini (il concerto, la rasatura come possibilità di rinascita, l’avvicinamento emotivo) e appare similare il tentativo da parte di entrambi i “badanti” di smuovere la situazione di apatia: Louisa tenta di far cambiare idea a Will proponendogli eventi culturalmente interessanti, Driss invece ha l’interesse di rendere la vita di Philippe meno inquadrata e più spontanea seguendo le sue inclinazioni. Insomma ciò che viene posto al centro della variazione narrativa è il divertimento come sfogo, come libertà.

Nonostante l’evidente “scopiazzamento”, Io prima di te si spende in favore di un tema difficile come quello dell’eutanasia, approcciato in modo commovente e toccante, senza però mai raggiungere l’effetto desiderato. Un tentativo che non va a buon fine, rimediando parzialmente con un forte messaggio di vitalità e libertà, apparentemente dissonante con l’intera vicenda, ma che in realtà dona quel velo di speranza utile a sopportare l’intera intelaiatura, dedicata principalmente a quel pubblico a cui basta poco per sprecare lacrime per un amore impossibile.

Uscita al cinema: 1 settembre 2016

Voto: **

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