Il diritto di uccidere di Gavin Hood: la recensione

53073La moralità in guerra è un affare molto delicato

Gavin Hood mette in scena il dilemma morale e il risultato è un film in cui si chiede allo spettatore di prendere una decisione. Il diritto di uccidere, pur arrivando dopo prodotti come 13 Hours: The Soldiers of Benghazi e Good Kill, non approccia la guerra solamente con piglio moderno (il film di Niccol) o con esaltanti effetti speciali (quello di Michael Bay), ma preferisce chiudersi dentro una stanza e “spolpare” la moralità di un gesto che può spezzare una vita o migliaia.

Il colonnello Powell guida a distanza l’operazione finalizzata all’arresto, in territorio keniota, di un cittadino inglese che ha abbracciato la fede islamica e il terrorismo. All’improvviso i droni rivelano la possibilità di un attacco imminente, costringendo il colonnello a modificare i piani dell’operazione; tuttavia nessuno vuole prendersi la responsabilità di un attacco letale e dei possibili danni collaterali.

Profondamente legato all’attualità, Il diritto di uccidere è il prodotto che nel modo migliore riesce a condensare e a esprimere il concetto di dilemma morale nell’esecuzione di un gesto. Difatti il film di Gavin Hood possiede la capacità di analizzare adeguatamente ogni singolo tassello che si cela dietro a una decisione. E la scelta di mostrare numerosi punti di vista è decisamente vincente e misura il polso di un’opinione pubblica profondamente divisa nella lotta al terrorismo.

Il diritto di uccidere mette le carte in tavola e lascia allo spettatore la facoltà di prendere una decisione, di prendersi le responsabilità dei propri ideali e della propria modalità d’azione in una situazione complicata. Premere il bottone o attendere e rischiare enormemente? Una domanda lecita, che rimbalza da una stanza all’altra, tra uno scarico di responsabilità, l’obbligo di obbedire a un ordine e una valutazione (esasperante) dei danni collaterali. Hood prende la decisione, forse controversa o probabilmente l’unica realisticamente attendibile, ma (colpevolmente) non lascia in sospeso la vicenda e compie un passo decisivo in direzione del sentimentalismo spiccio e inutile ai fini del racconto.

Nonostante la tensione non sia mai realmente palpabile e alcuni protagonisti non paiano molto credibili (il pilota statunitense interpretato da Aaron Paul su tutti), Il diritto di uccidere possiede la sua dignità e si iscrive in quel nugolo di prodotti civili che fanno riflettere sulla banalità della guerra e sulla sua insensatezza, nonostante lo schieramento. Perché è naturale che lo sguardo del pubblico sia quello di un occidentale, interessato a preservare il proprio status quo, tuttavia se le parti venissero ribaltate le reazioni sarebbero molto simili. Gavin Hood cerca di andare a scovare le emozioni, la freddezza o la partecipazione di ogni personaggio e le pesa con caratterizzazioni lodevoli, nonostante il tutto passi attraverso i dialoghi e le comunicazioni di servizio. Infatti l’immagine diviene un orpello di supporto, che accompagna lo spettatore e rende reale l’intera operazione. Mentre un innocente cade (?), i numeri fanno la differenza e le decisioni devono essere prese con deciso fervore, Il diritto di uccidere è la risposta morale a una guerra combattuta da diversi anni e che non trova via d’uscita.

Uscita al cinema: 25 agosto 2016

Voto: ***

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...