Il Clan di Pablo Trapero: la recensione

ilClan_con-dataRapire, chiedere il riscatto e uccidere: l’Argentina ricorda

Vincitore del Leone d’argento per la miglior regia a Venezia 72, Il Clan porta sullo schermo cinematografico un caso eclatante e di enorme risalto in Argentina, che fa rivivere al pubblico i fasti bui dei desaparecidos e della dittatura di Videla. Un prodotto narrativamente solido, che non scade nella retorica, ma nemmeno nell’intensa drammaticità.

Arquimedes Puccio, nonostante la caduta del regime militare, continua a sequestrare giovani ricchi per tornaconto personale. Ad aiutarlo il figlio Alejandro, un noto campione di rugby.

L’arresto del clan Puccio nel 1984 è stato un evento clamoroso (il figlio era un famoso rugbista nell’orbita della nazionale) e ha posto sotto la lente d’ingrandimento i traffici illeciti dei militari del periodo post-Videla. Il Clan, pur essendo una pellicola corale, stringe l’obiettivo sul patriarca Arquimedes (ex-militare e inquietante fautore dei sequestri), sul figlio Alejandro (un ragazzo combattuto tra l’obbedienza cieca nei confronti del padre e le prospettive di futuro) e sul loro rapporto. Il regista Trapero racconta con dovizia di particolari e si limita a questo, senza mai puntare sulla drammaticità dei fatti. Difatti si nota quanto non sia interessato a sconvolgere, ma preferisca (a volte) sdrammatizzare, alleggerire il tutto con un commento sonoro storicamente adeguato, ma privo d’intensità. Insomma una scelta che dona al prodotto un taglio, saltuariamente, ironico.

Il Clan possiede il suo spessore filmico, si fa seguire fino alla conclusione senza nessun tipo di difficoltà, ma si dimentica altrettanto facilmente. La pellicola è lineare nel suo sviluppo, è di facile lettura e non viene cadenzata da un ritmo indiavolato o brutalmente meditativo. Una caratteristica che ha accompagnato negli anni il cinema di Trapero (regista che ha spesso immerso le mani nel lordume nazionale), che tuttavia stavolta preferisce abbracciare una “superficialità” narrativa, che si adagia sui due protagonisti, sui loro desideri e sulla oppressiva e melliflua influenza del padre nei confronti del figlio.

Un film senza infamia e senza lode, che informa con leggerezza e rivanga il dramma dei desaparecidos, una pratica infame che ha permesso agli ex-militari di guadagnare qualche soldo illegalmente, in un periodo sfavorevole all’esercito. Approcciata con distacco e inquietante freddezza (la famiglia non è semplicemente una marionetta nelle mani del padre, ma un conscio ingranaggio di un sistema oliato e reticente), la vicenda del clan Puccio è uno spaccato della delinquenza argentina, un paese in cui la democrazia ha attecchito con fatica e gli affari sporchi erano all’ordine del giorno nelle alte sfere del governo.

Uscita al cinema: 25 agosto 2016

Voto: **1/2

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