Paradise Beach di Jaume Collet-Serra: la recensione

paradise-beach-dentro-lincuboÈ fondamentale mantenere le distanze dal mito

Horror di situazione e di sopravvivenza, che si sorregge solamente sull’interpretazione di Blake Lively e sulla perenne lotta tra l’uomo e la natura (quest’ultima inesorabile nel perseguimento dei propri fini), Paradise Beach è un intrattenimento senza pretese che, pur omaggiando Lo Squalo di Spielberg, se ne tiene a debita distanza per non rischiare di intaccarne (brutalmente) il mito.

La giovane Nancy, studentessa della facoltà di medicina, decide di passare qualche giorno in un luogo magico, dove la madre (appena defunta) amava recarsi. Dopo aver solcato qualche onda e chiacchierato con un paio di autoctoni, Nancy si accorge della presenza di un grosso cetaceo morto. E l’assassino, un gigantesco squalo bianco, si fa ben presto presente.

Contraddistinto da più difetti che pregi, il film diretto da Collet-Serra è il classico divertissement che scivola via senza colpo ferire e senza essere ricordato. Infatti Paradise Beach, pur vivendo di attese pazienti, di attacchi frontali e di scoppi di improvvisa violenza, per coprire le inevitabili lacune di sceneggiatura si lascia andare a qualche sentimentalismo di troppo, che spezza la tensione e non aiuta lo svolgimento. Insomma si è di fronte a una pellicola che si appoggia con eccessivo fervore sulle spalle di Blake Lively, una “sirena” immortalata con malizia e sguardo malandrino da un regista che preferisce indugiare sul corpo dell’eroina piuttosto che mettere in piedi una vicenda plausibile e coinvolgente.

Caratterizzato dall’immediato abbandono della credibilità, in favore di uno svolgimento narrativo debole, Paradise Beach allunga il brodo e si dimostra incapace di reggere la durata di un lungometraggio; infatti si nota immediatamente la sua natura “concentrata”, utile a far sì che le azioni si possano susseguire con un ritmo incalzante. Ciò non accade a causa di un allungamento dei tempi morti, che non permettono la piena riuscita della pellicola. Un peccato veniale, che però costringe il regista a riempire quegli spazi con qualche accenno di passato della protagonista, che sfociano ben presto in un eccesso di stucchevole sentimentalismo.

Paradise Beach è una debole rappresentazione dell’eterna lotta tra l’uomo e la natura, che omaggia Lo Squalo di Spielberg (l’enorme squalo pare avere l’interesse di addentare esclusivamente la protagonista, diventando una minaccia consapevole dei propri obiettivi), senza sfociare nell’assurda e inverosimile demenzialità (vedi Sharknado). Collet-Serra esibisce un prodotto principalmente debole, che solamente a tratti possiede quella tensione pronta a coinvolgere lo spettatore.

Uscita al cinema: 25 agosto 2016

Voto: **

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