El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra: la recensione

53162Lettera d’amore e di preoccupazione per l’Amazzonia

Rappresentante della Colombia agli ultimi Oscar, El abrazo de la serpiente è un film magnetico e ammaliante; un viaggio spirituale nel “cuore di tenebra” dell’Amazzonia, che racconta visceralmente un ecosistema in pericolo.

Karamakate è un importante sciamano dell’Amazzonia. Un giorno la guida indigena Manduca chiede allo sciamano di curare la malattia dell’esploratore che sta aiutando. L’unica pianta che può curarlo è la yakruna, lo stesso fiore che un etnobotanico statunitense, quarant’anni dopo, cerca disperatamente.

Contraddistinto da un bianco e nero vivido e dalla bellissima presa visiva, il film di Ciro Guerra possiede tantissimi pregi e pochissimi difetti. Difatti se quest’ultimi si contano sulle dita di una mano (ad esempio la narrazione lenta, che accompagna degnamente, ma che può anche allontanare lo spettatore meno avvezzo), i pregi si sprecano, a partire da una messinscena paradossalmente priva dei colori tipici della foresta, che però riesce maggiormente a concentrare l’attenzione del pubblico sulla vicenda dello sciamano Karamakate e dei suoi compagni di viaggio.

El abrazo de la serpiente è un viaggio nei ricordi, è un affresco di un’Amazzonia incontaminata (quella dei primi del Novecento, laddove l’uomo bianco era una minaccia e una risorsa, un approfittatore e uno studioso appassionato) e di un’Amazzonia moderna e impoverita, priva di spiritualità e di rispetto per i suoi frutti. Ed è su questo doppio piano narrativo che il regista Guerra lavora insistentemente, narrando con passione e indignazione il “cuore di tenebra” di una foresta saccheggiata (gomma, piante e tradizioni), nella quale il rispetto per la natura viene abbandonato e calpestato.

I percorsi di Karamakate, dell’esploratore Theodor Koch-Grunberg e dell’etnobotanico statunitense (ispirato a un esploratore amazzonico realmente esistito) sono gli espedienti con cui Guerra condanna la colonizzazione fisica e culturale della foresta, sottolineando con forza l’inconsistenza di quest’ultima attraverso le delineazioni di un prete crudele e di un folle che si crede Gesù. Insomma una presa di posizione, che fa da corollario a una vicenda riccamente caratterizzata e che diventa, sequenza dopo sequenza, sempre più magnetica e ammaliante.

El abrazo de la serpiente possiede contemporaneamente gli stilemi del documentario e quelli del film storico aderente alla realtà. Una pellicola in cui si assaporano gli odori e si sentono in lontananza i rumori dell’Amazzonia, una modalità di cinema utile a far immergere lo spettatore all’interno di un ecosistema in disfacimento e fargli vivere appieno un’avventura dall’intenso sapore allegorico.

Uscita al cinema: 4 agosto 2016

Voto: ****

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