Il piano di Maggie di Rebecca Miller: la recensione

53303Ricalcare Woody Allen

Ambientato nella New York borghese, colma di personaggi chic e molto colti, Il piano di Maggie è una commedia che prende in prestito tanti elementi di Allen (il contesto e le nevrosi autodistruttive) e alcuni di Baumbach (i “bamboccioni”, gli eterni indecisi), ma non riesce a trovare il suo stile riconoscibile e le battute giuste per provocare le risate del pubblico.

Maggie ha un piano: avere un figlio da sola. Ma poi incontra John e il figlio lo fanno in due. Tre anni dopo le cose non ruotano alla perfezione e Maggie nota l’immaturità di John, un antropologo alla prese con il suo primo libro di finzione, e si ritrova disamorata. Ed è a questo punto che decide di ordire un secondo piano.

Assolutamente innocuo e privo di pretese, Il piano di Maggie, ultima commedia diretta da Rebecca Miller, esibisce degli evidenti echi alleniani, seppur non possegga l’acume e il cinismo del regista newyorkese. Difatti la pellicola mette in mostra personaggi che si interrogano sulla propria vita, borghesi affetti da un’incontrollabile voglia di instabilità, quest’ultima utile per edificare i malintesi che la vicenda cavalca senza nessuna remora.

Greta Gerwig, Julianne Moore ed Ethan Hawke sono tre vertici di una famiglia allargata, nella quale la moglie sopporta l’amante, che però non sopporta più il marito. Insomma un intreccio in cui le risate si palesano con il contagocce e il ritorno all’equilibrio iniziale è, probabilmente, la soluzione migliore.

Scritto e diretto da Rebecca Miller, Il piano di Maggie evidenzia le idiosincrasie di una generazione borghese che oscilla tra i trentenni e i cinquantenni, nella quale i primi si innamorano e si disamorano con estrema facilità, ma sentono un forte senso di maternità, mentre i meno giovani cercano di dare un senso alla propria vita inseguendo il successo. Due modalità di approccio alla vita che nascondono nevrosi e domande irrisolte a cui non si ha una risposta. Ciò che fa la Miller è prendere spunto da Allen, innaffiare il proprio film con minor cinismo e più romanticismo e dimostrarsi del tutto innocua.

Il piano di Maggie scivola fino alla conclusione senza fendere nessun colpo decisamente interessante, se non quello di affermare che l’amore non è una fascinazione passeggera, ma un sentimento che fa palpitare il cuore e sgranare gli occhi.

Uscita al cinema: 29 giugno 2016

Voto: **

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