Pelé di Jeff e Michael Zimbalist: la recensione

PELE_posterita_filmLa nascita di una leggenda del calcio, ma da raccontare ci sarebbe di più

Biografico supportato economicamente dalla leggenda del calcio mondiale, Pelé è una pellicola che ostenta il coraggio di andare controcorrente e che esibisce la passione e l’estro di un campione. Tuttavia l’emozione (spesso ricercata in ralenti enfatici) fatica a cogliere il cuore dello spettatore, che si ritrova a visionare l’inizio della parabola calcistica di una leggenda, finendo per leggere (appena prima dei titoli di coda) ciò che O’ Rei ha realizzato nel proseguo della sua mirabile carriera.

È il 1950 e il Brasile ha appena perso il Mondiale in casa contro l’Uruguay. Il giovane Dico vede la delusione sul volto del padre e gli promette che lui farà vincere il Mondiale al Brasile. Succederà otto anni dopo e così nasce la leggenda di Pelé.

Diretto dai fratelli Zimbalist, Pelé è un prodotto in cui si respira intensamente la celebrazione; non che quest’approccio risulti dannoso e non sia giustificato nei confronti del campione brasiliano, tuttavia si ha l’impressione che il tutto sia esclusivamente finalizzato a mostrare il coraggio di un ragazzo con una forte passione per il calcio e la sua interpretazione divertita e gioiosa dello stesso. In fin dei conti il film si ferma qui e tutto quel che ne consegue è una drammatizzazione enfatica dell’esistenza difficile (ma non tragica) nelle favelas, del rapporto con il padre e con la nazione, che voleva cancellare l’onta del Mondiale perso nel 1950 in casa, preferendo al gioco spettacolare dei “ragazzi di strada”, un approccio, tatticamente, più rigoroso ed europeo.

La storia di O’ Rei trova libertà di espressione nelle battute iniziali e nella rappresentazione di una piccolissima porzione di vita del giovane campione. Tuttavia ciò che Pelé ha fatto per il proprio paese non si può riassumere in qualche scampolo di partita e nella strenua ricerca di far capire ai propri compagni che il calcio è vita, ma anche gioco; Pelé è colui che ha fatto molto di più e, non è un caso, che venga considerato uno dei migliori calciatori di tutti i tempi. Il miracolo sportivo che ha permesso al Brasile di Pelé, Garrincha, Altafini e molti altri di vincere tre mondiali avrebbe una portata filmica estremamente più valida e coinvolgente. Invece tutto ciò viene racchiuso in poche righe a fine pellicola, come se fossero degli aneddoti importanti, ma non degni di rilevanza cinematografica. Ed è proprio per questo motivo che Pelé diventa un film celebrativo, un prodotto che racconta le origini con eccessiva enfasi per poi non spingersi oltre. Se poi si aggiunge l’incapacità da parte del cinema (soprattutto statunitense) di immortalare le emozioni di uno sport come il calcio e la sua dinamicità (senza rendere l’insieme estremamente finto), ci si può facilmente accorgere che Pelé è un prodotto con delle potenzialità non debitamente sfruttate. Ed è un vero peccato, perché non serve infarcire un film sullo sport di parole (strumenti rafforzativi che vorrebbero infondere veridicità, competizione e spirito di sacrificio): sono le immagini a dover trasmettere i sentimenti e coinvolgere lo spettatore seduto in sala.

Uscita al cinema: 26 maggio 2016

Voto: **

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