Julieta di Pedro Almodovar: la recensione

julieta-posterAlmodovar e il melodramma dall’incedere cauto e mono-tono

Presentato in concorso a Cannes 69, Julieta è il ritorno al melodramma da parte di Pedro Almodovar. Un film dalla forma rigorosa e manierista, che però si dimostra in grado di mettere in scena la perdita, il dolore e il senso di colpa.

Julieta ha deciso di lasciare la Spagna per il Portogallo con il suo compagno. Un giorno incontra Beatriz, un’amica d’infanzia della figlia, e tale avvenimento la convince a restare a Madrid.

Durante i poco più di novanta minuti che definiscono la durata di Julieta si ha una perenne sensazione di incompletezza, di celata maniera, di forma che sottomette la sostanza. Difatti il nuovo film del maestro Almodovar possiede lo stile di colui che non ha nulla da dimostrare e si può permettere di costruire una vicenda con tranquilla consapevolezza. Tuttavia tale brevissima premessa non rende giustizia alla pellicola che, nonostante l’impressione che la sostanza sia di poco conto, si lascia guardare con attenzione e spirito critico. E allora ecco che si sprigiona sullo schermo cinematografico il dramma di una donna (soprattutto madre), della sua dolorosa perdita nella quale palpita il senso di colpa e la difficoltà di dimenticare e seppellire il tutto sotto ricordi sbiaditi o strappati. È questa la sostanza, il corpo di un prodotto che si fa attendere a lungo, che è diviso idealmente in tre parti, ma che solamente nell’ultima lo spettatore prova partecipativo interesse e curiosità (quasi) perversa.

Alle prese con lo scrigno familiare, nel quale si nasconde un rapporto madre-figlia difficile da definire, Almodovar esibisce una narrazione drammaticamente sobria, che non cambia mai tono, ma  che finisce esattamente come è iniziata: sussurrata, pensierosa e inaspettatamente pacata. È tutto ciò che fa storcere leggermente il naso e che, contemporaneamente, smuove l’interesse dello spettatore; si è davanti a un prodotto senza infamia, senza lode e senza colpi di coda (nonostante le battute conclusive), che si svela progressivamente e rimane comunque impresso. Di conseguenza non si può etichettare Julieta come un film mediocre, come una pellicola minore di un celebrato maestro; anzi si può cominciare a grattare in superficie ed eliminare quella patina di “rigidità” per trovare Almodovar nascosto da qualche parte (in qualche dettaglio, nella delineazione psicologica dell’universo femminile). Insomma Julieta possiede dei pregi, ma anche degli evidenti difetti; un film che si lascia guardare assolutamente e che si fa conoscere sequenza dopo sequenza, strato dopo strato. Il tutto finalizzato a mettere in mostra una vita senza fronzoli, senza merletti e paillettes che potrebbero distrarre dal dramma di una donna, a cui lo spettatore impara a dare del tu.

Uscita al cinema: 26 maggio 2016

Voto: ***

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