The Boy and the Beast di Mamoru Hosoda: la recensione

boyandthebeast_funimation_posterIl post-Ghibli è radioso

Animazione che sviluppa una rapporto padre-figlio costruito sulla responsabilità e sul sacrificio, The Boy and the Beast è il primo prodotto significativo dell’era post Studio Ghibli, a cui ruba i simbolismi e la necessità del tratteggio a mano, utile a rendere il disegno più vivo e meno artefatto, caratteristica maggiormente propria del digitale.

Ran perde la madre in un incidente, mentre il padre lo ha abbandonato in seguito al divorzio. Per non essere affidato agli odiati zii, Ran decide di fuggire per le strade di Shibuya finché non attira l’attenzione di Kumatetsu, una delle Bestie più potenti di Jutenkai, un mondo parallelo popolato solo da animali antropomorfi. Ran deciderà di seguire Kumatetsu per imparare l’arte della lotta.

Parabola formativa di un ragazzo orfano, The Boy and the Beast è l’animazione per adulti simbolica e metaforica che il pubblico aveva imparato a conoscere con Miyazaki e che, ultimamente, aveva dovuto abbandonare a malincuore. Tuttavia laddove Miyazaki era un autore che pescava molto dalla fantasia naturalista, dal proprio passato e dall’esperienze del proprio paese, Hosoda (il regista di The Boy and the Beast) è più convenzionale e costruisce un rapporto padre-figlio giocato su simbolismi pedagogici risaputi, che cercano di farsi comprensibili e meno sottili, meno poetici. È forse questo uno dei pochi difetti che si celano in The Boy and the Beast, un prodotto che sa raccontare in modo passionale un legame (non di sangue), che trova nella responsabilità e nel sacrificio le cifre stilistiche utili per elevarsi e fare, a tratti, emozionare.

Tutto ciò si sviluppa attraverso la delineazione dell’immaginario e magico mondo in cui vivono le Bestie, coloro che infondono un senso all’onore e all’etica della non violenza, insegnamenti che difficilmente possono risiedere nell’animo umano. Ed è su questo contrasto, su questo ribaltamento di punti di vista che The Boy and the Beast si sviluppa e mette in luce un personaggio che è la rappresentazione del furore adolescenziale (forte, sanguigno, solitario e indipendente), ovvero colui che diventa, progressivamente, una figura di riferimento per il protagonista, un maestro da seguire, un padre a cui disubbidire.

A tratti convenzionale e metaforicamente semplicistico, The Boy and the Beast è animazione con i fiocchi, un prodotto che è da consigliare più ai genitori che ai figli. Una pellicola che, grazie a un’idea semplice e fruibile, è materia d’insegnamento e brillante esplicazione della figura di un genitore, colui che deve mostrare e insegnare il rispetto, discutere e scontrarsi con i metodi del figlio, indisporsi e fare scelte sbagliate, ma alla fine sacrificarsi ed essere responsabile della crescita di un ragazzo o di un discepolo, che cerca disperatamente di trovare il proprio posto nel mondo.

Uscita al cinema: 10 maggio 2016

Voto: ***1/2

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