Stonewall di Roland Emmerich: la recensione

locandinaL’orgoglio partì da qui…

Misurandosi con la Storia del movimento gay statunitense, il regista Roland Emmerich (autore molto più avvezzo al genere disaster) mette in scena un prodotto dalle dubbie finalità e contraddistinto da caratteri stereotipati e superficiali.

Danny è omosessuale. Viene cacciato dalla famiglia e raggiunge New York dove, mentre aspetta di entrare alla Columbia, incontra in Christopher Street un gruppo di ragazzi che si prostituiscono di fronte allo Stonewall, un famoso locale gay della Grande Mela.

Dedicato ai moti di ribellione omosessuale di New York, avvenuti nel locale gay che dona il nome alla pellicola, Stonewall mostra l’interesse nel raccontare un fatto storico, che ha dato origine a tutti i movimenti di lotta per il riconoscimento dei diritti LGBT, ma finisce per essere messo in scena in modo piatto e monocorde, facendo leva sulle stereotipie dei caratteri impressi su pellicola. Difatti il regista tedesco può far affidamento solamente sulle vicende di qualche personaggio celebre, che però non rappresentano il vero fulcro della lotta rabbiosa che ha dato inizio a tutto; coloro che vengono ricordati sono i “burocrati” del movimento, coloro che hanno sfruttato a proprio vantaggio i disordini causati da un nutrito gruppo di omosessuali urlanti. Ed è proprio per questo motivo che i personaggi principali divengono la banale incarnazione dello stereotipo omosessuale sul finire degli anni Sessanta, soprattutto il protagonista (interpretato da un inespressivo Jeremy Irvine), un ragazzo di campagna giunto nella Grande Mela perché allontanato da casa e pronto a scoprire se stesso. Ciò che Emmerich fa è mostrare allo spettatore il passato di Danny, cosa lo ha portato a prendere la strada di New York, le ingerenze della famiglia e degli amici e l’amore per un amico, che gli volta le spalle preferendogli una vita ordinaria. Una scelta nella quale si assapora la banalità di un carattere fragile e girovago, che si avvicina al gruppo di omosessuali capitanati da Ray (una drag queen esplicita ed esuberante a cui hanno rubato il sogno di prendere una strada diversa) quasi esclusivamente per curiosità. Dall’altra parte della strada si staglia lo Stonewall, il locale simbolo del Village newyorchese che, in una notte del 1969, ha subito la rabbia di chi non aveva nulla da perdere, ovvero quei ragazzi gay che vedevano i loro diritti calpestati dalla polizia e da una società che li considerava dei malati e dei sodomiti da ostracizzare.

Tuttavia Stonewall si dimentica di raccontare la lotta e preferisce concentrarsi sui personaggi inventati: una scelta controproducente che fa perdere il fulcro della vicenda. Infatti pare che il regista abbia tentato di far leva sulle emozioni contrastanti dei caratteri da lui messi in scena; purtroppo però la sua mancanza di abitudine nel delineare drammi esistenziali e sociali fa capitolare Stonewall nel calderone delle banalità, della superficialità priva di emozione, dell’approccio edulcorato e posticcio. Un prodotto nel quale si fatica a respirare l’ardore della lotta per i diritti civili (lievemente nelle battute conclusive) e che sfoggia uno stile registico convenzionale, pulito, ma manchevole di emozioni realistiche, che possano tramutarsi in quell’empatia che trascinerebbe nella lotta qualunque spettatore.

Uscita al cinema: 5 maggio 2016

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...