Al di là delle montagne di Jia Zhangke: la recensione

locandina1Passato, presente e futuro. Cosa ci ha cambiato, come siamo ora e come saremo

Pellicola che si snoda attraverso l’esistenza di quattro personaggi, fotografati nel passato, nel presente e nel futuro, Al di là delle montagne è un prodotto profondamente poetico che minaccia l’assorbimento dell’individuo nel capitalismo. Un film che vive di metafore e di pura estetica, mentre i caratteri dei personaggi fuoriescono dallo schermo e divengono vivide cartine tornasole di una società in crisi.

Fenyang 1999. Tao, una giovane donna che si appresta ad accogliere il nuovo millennio, non sa decidere con chi stare. Corteggiata da Jinsheng e Liangzi, Tao prende la decisione più semplice e saluta l’amico per sempre. Quindici anni dopo, l’amico che ha abbandonato la valle torna ed è malato di cancro, mentre il figlio di Tao è affidato esclusivamente al padre, che vive a Shangai, ma vuole trasferirsi in Australia.

Jia Zhangke ormai non stupisce più e si attesta, pellicola dopo pellicola, ad autore rappresentativo della società moderna cinese, quella che si è allontanata dal comunismo di Mao e ha abbracciato, senza alcuna remora, il capitalismo. Difatti se in Il tocco del peccato il regista mostrava le evoluzioni brutali e violente di una società sempre più votata alla modernità, percorrendo un ideale viaggio attraverso quattro regioni, in Al di là delle montagne preferisce fermarsi in un luogo e sottolineare le trasformazioni dell’individuo, che passa da un passato di gioia e spensieratezza a un presente di scelte sbagliate e frustranti, fino ad arrivare a un futuro d’incomunicabilità, in cui le radici sono sfumate nel ricordo e non posseggono più una forma definita.

Film che tocca principalmente le corde dell’emozione di quattro personaggi, Al di là delle montagne mette in mostra tutte le doti di un regista che è contemporaneamente paesaggista e ritrattista, laddove il paesaggio diviene un personaggio aggiunto mai banale e in profonda mutazione, mentre i caratteri dei protagonisti si adeguano al loro tempo, non potendo andare controcorrente.

Tao, Jinsheng, Liangzi e Dollar sono marionette nelle mani di un regista che vuole fortemente condannare i mutamenti sociali di una Cina in crisi d’ideali e valori. Ed è proprio per questo motivo che la regione in cui la vicenda si sviluppa trova maggior forza espressiva, diventando una protagonista assoluta, con la sua semplicità nel mostrare le differenze tra i ricchi e i poveri, tra lo sfruttamento delle materie prime (il carbone) e l’ammodernamento del paese che del carbone non sa cosa farsene perché a Shangai la finanza fa ruotare il mondo. Tutto ciò finalizzato al raggiungimento di un mondo globale, in cui le radici si perdono nella necessità della lingua inglese, ci si dimentica il nome cinese della propria madre e l’unica forma di comunicazione con il padre è il traduttore rudimentale di un tablet.

Jia Zhangke lancia la sfida e si misura con un mondo futuro che, solamente grazie alla piccole cose, può provare a ricostruire il proprio passato. Nonostante l’approccio a tratti pretestuoso e il ritmo non sempre coinvolgente, Al di là delle montagne è l’esempio di un cinema che attraverso le difficoltà del presente sa raccontare con estrema genuinità il passato e il futuro e, metaforicamente, riesce a farsi concreto strumento d’indagine.

Uscita al cinema: 5 maggio 2016

Voto: ****

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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