10 Cloverfield Lane di Dan Tratchenberg: la recensione

10cl_posterCos’è più pericoloso?

Doveva essere il secondo capitolo del fortunato Cloverfield, diretto da Matt Reeves, invece 10 Cloverfield Lane mette in mostra delle vicende quasi contemporanee al primo episodio. Distanziandosi dal found footage e dai mostri distruttori che infestano Manhattan, la pellicola diretta da Dan Tratchenberg è un horror-thriller più convenzionale, ma possiede diverse idee interessanti.

Michelle lascia il proprio compagno e si mette alla guida della sua auto. Durante la notte ha un incidente e si risveglia ammanettata in un rifugio sotterraneo. Le si presenta Howard, che le comunica che all’esterno c’è stato un attacco di qualche tipo e che lui le ha salvato la vita, raccogliendola a lato della strada. Inoltre uscire è vietato e impossibile.

2007, esce Cloverfield, il produttore J.J. Abrams è alle prese con il serial televisivo Lost e il found footage muove i suoi primi passi nel panorama cinematografico horror. Anni dopo (esattamente nove) lo stratagemma dei finti filmati di repertorio è stato ampiamente utilizzato come strumento di inclusione dello spettatore nella vicenda, un abuso che ha portato il genere a produrre pellicole in serie, tutte molto simili tra loro, come in fabbrica. E questo è uno dei motivi per cui in 10 Cloverfield Lane si è scelta una messa in scena più tradizionale, ma non per questo da disdegnare. Difatti il film diretto da Dan Tratchenberg è un thriller-borror profondamente claustrofobico, un film che fa del silenzio la sua arma migliore e del recupero della quotidianità di tre sconosciuti un elemento molto marcato. Tuttavia il dubbio si insinua sotto pelle, la paura è sempre più presente e la voglia di uscire è tanta, come è enorme la forza di volontà di Michelle, la ragazza che si ritrova suo malgrado nel bunker dell’ambiguo Howard.

Seppur lo stile sia completamente diverso (quasi in antitesi a Cloverfield) e anche gli intenti (intrattenere con il brivido, distanziandosi dalla ricerca di pura avventura visiva), 10 Cloverfield Lane possiede degli spunti di riflessione interessanti perché pone lo spettatore nel privilegiato ruolo di fruitore onnisciente, ovvero colui che sa tutto, una posizione che permette al pubblico di entrare in contatto con un film che possiede una doppia minaccia (dentro e fuori) ugualmente pericolosa, che ostenta, con grande partecipazione, il carattere indomito della ragazza.

Contraddistinto da una sceneggiatura costruita a sei mani (Josh Campbell, Matthew Stuecken, Damien Chazelle) e da un lungo periodo di gestazione, 10 Cloverfield Lane è un prodotto che sfrutta al meglio il silenzio e la forza di sopravvivenza, quest’ultima che trova la sua massima espressione nell’interpretazione di Mary Elizabeth Winstead, una donna destinata a uscire dal bunker e perciò determinata a non lasciarsi avvolgere dalla quotidianità forzata del rifugio di Howard.

Nonostante non tutto venga spiegato alla perfezione, lasciando delle porte aperte per un possibile terzo capitolo, 10 Cloverfield Lane grazie alla sua estrema convenzionalità (aspetto positivo e negativo), alla linearità del racconto e alla costruzione della minaccia, abilmente mascherata all’interno del bunker e reale (?) all’esterno dello stesso, coinvolge a più riprese gli spettatori seduti in sala. Un bel risultato, considerando il basso budget e la sceneggiatura scarna e priva di colpi di scena evidenti.

Uscita al cinema: 28 aprile 2016

Voto: ***

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