Lui è tornato di David Wnendt: la recensione

Lui-è-tornato-locandinaIl monito satirico a un’umanità sull’orlo dell’abisso

Film provocatorio e intelligentissimo, Lui è tornato è una commedia che si ferma a riflettere sulle contraddizioni dei giorni nostri e nella quale il confine tra l’indignazione e la satira è veramente sottile.

Riapparso misteriosamente nel 2014 in un parco giochi di Berlino, Adolf Hitler, spaesato e privo di punti di riferimento, cerca di capire che fine abbiano fatto i simboli del Terzo Reich. Sarà ben presto scovato da Sawatzki, un reporter appena licenziato che, credendo si tratti di un attore comico, lo scorrazza in giro per la Germania per tastare il polso del Paese. Dopo aver completato il servizio, lo propone come fenomeno da baraccone all’interno dell’emittente televisiva per cui lavorava. Il piccolo schermo sarà il nuovo campo di battaglia di Hitler, che viene ascoltato e assecondato.

Tratto dal bestseller Er ist wieder da scritto da Timur Vermes, Lui è tornato possiede l’intelligenza necessaria per poter trattare un tema controverso come il risveglio di Hitler ai giorni nostri. Parlando schiettamente, definendo la televisione ciarpame (nel quale spopolano i programmi dedicati alla cucina e i reality), etichettando i politici come inetti imbonitori senza fibra morale e interrogandosi sull’avvento dell’abisso dell’umanità, il Fuhrer è visto come un stand-up comedian atipico da talk show, come un attore che non esce mai dal ruolo prestabilito. La paura mista ad ammirazione (i selfie e le braccia tese si sprecano, mentre Youtube è il canale giusto per fare propaganda) avvolge la Germania di oggi, attraverso un gioco che rasenta l’indignazione, ma che in realtà porta con sé un enorme carico di domande, le cui risposte fanno terrore.

La Germania dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ha da sempre vissuto un forte ed esistenziale sentimento di colpa e il regista David Wnendt lo pone sul piatto della bilancia, sulla quale il contropeso è sostanzialmente un sentimento di inadeguatezza mista a orgoglio. Lui è tornato fa leva su queste sensazioni e pone in gioco la difficoltà di comprendere chi si presenta realmente all’interno dello schermo televisivo: un assassino o un irriverente comico? Tuttavia ciò che fa riflettere maggiormente è la chiusura emblematica (con l’accompagnamento musicale di Arancia meccanica), nella quale si assapora il monito che afferma che i tempi sono maturi e che la Storia rischia di ripetersi perché la paura del diverso e le ideologie estremiste si allargano a macchia d’olio in tutta Europa. Ed è in questo clima di terrore che il debole si fa forza attraverso il leader che, a sua volta, fa leva sui sentimenti delle persone, sulle difficoltà del Paese e sulla crisi dei valori.

Alternando le opinioni della gente comune e le ipocrisie della natura umana a scene da fiction, nelle quali la risata maligna fa capolino, Lui è tornato si afferma come una commedia, nella quale la riflessione si fa progressivamente più intensa, lasciando in bocca un sapore dolce-amaro. Accompagnato dalla straordinaria interpretazione di Oliver Masucci, il film diretto da Wnendt è un esempio di cinema di altissimo livello, nel quale la sceneggiatura diviene un fondamentale strumento per allargare lo sguardo e aprire la mente.

Uscita al cinema: 26 aprile 2016

Voto: ****

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