Codice 999 di John Hillcoat: la recensione

Codice999_poster_italiano_filmNichilismo d’autore

Un thriller feroce e brutale, Codice 999, diretto da John Hillcoat, tiene incollati alla poltrona e si prende il tempo necessario per far decantare la violenza e contemporaneamente lanciare un’invettiva al “sistema”, corrotto e senza scrupoli.

Michael e la sua banda sono capaci di colpi grossi. Ma il loro destino è nelle mani di Irina e stavolta, per accontentarla, devono far scattare il codice 999 (agente a terra), in modo da richiamare tutte le volanti in un determinato luogo per colpire in un altro.

Quando si ha a che fare con prodotti di tale levatura cinematografica e che mettono al servizio dello spettatore un livello di tensione che non cala mai, allora non si può far altro che parlarne bene. È questo il caso di Codice 999, che vede dietro la macchina da presa John Hillcoat e davanti uno stuolo di star, che non sgomitano, ma “attendono” il proprio turno. Perché grande merito va a una regia e a una sceneggiatura che si prendono il tempo necessario per delineare a dovere ogni personaggio, a cui viene dedicato lo spazio utile per diventare parte integrante e strumento ben oliato dell’intera vicenda.

Codice 999 pone un gruppo di mercenari, di cui fanno parte un ex poliziotto e due in servizio, agli ordini di una zhenshchina della Mafia russa (un’insolita e intensa Kate Winslet), ma più in profondità mostra un sistema corrotto in cui le forze dell’ordine se la passano decisamente male, l’onore è un termine depauperato e la morte è un atto di clemenza. L’unica cosa che resiste per l’intera durata della pellicola è il rapporto d’affetto tra uno zio e un nipote.

Prodotto nichilista, nel quale la provincia americana è oscura e pregna di ostacoli insormontabili (e di criminali pericolosi che delinquono senza problemi all’interno di una società in crisi d’identità), Codice 999 è un thriller intenso che non lascia scampo. Il tutto viene innaffiato da una dose di violenza, che diviene ben presto accettabile e compresa. Un film dall’impianto armonico e compiuto, che ostenta una crisi di valori difficilmente sopportabile ma ben aderente alla vicenda, la quale utilizza gli stilemi del noir (la rapina in banca e gli agenti doppiogiochisti, solo per citarne alcuni) e li inserisce all’interno di uno schema narrativo che permette di mantenere la concentrazione senza perdere mai il filo del discorso. Insomma si è di fronte a un film ottimamente interpretato e realizzato, che accattiva lo spettatore e lo fa entrare all’interno di un malaffare dai risvolti prevedibili, ma adeguatamente costruiti in sede di scrittura.

Uscita al cinema: 21 aprile 2016

Voto: ****

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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