The Idol di Hany Abu-Assad: la recensione

the-idol-v6-33815-320x400La Palestina ha una voce

Voce e speranza di un popolo (quello palestinese), Muhammad Assaf è il protagonista di The Idol, un romanzo popolare privo di guizzi, che stempera l’allegoria in favore di lacrime consolatorie e patriottiche.

Muhammad Assaf, nato e cresciuto nella striscia di Gaza, ha in dono una voce meravigliosa. Il suo grande sogno è quello di trasferirsi a Il Cairo per diventare un grande performer. E la sua occasione giunge attraverso il programma Arab Idol, nel quale fa conoscere la sua storia e diviene un faro di speranza per l’intero popolo palestinese.

Diviso rigidamente in due segmenti narrativi, The Idol è un biografico nel quale si assapora la convenzionalità a tutti i costi. Difatti la vicenda trova la sua massima espressione nella prima parte, nella quale un manipolo di bambini si diletta a suonare degli strumenti, mentre Assaf canta con la sua voce melodiosa. In questa prima sezione di pellicola spicca un personaggio in particolare ed è Nour, sorella del protagonista, che sprona il fratello anche quando la malattia la debilita progressivamente. È qui che si consuma la commozione ed è sempre tra le maglie di queste sequenze che lo spettatore ritrova l’umanità all’interno della bestialità della striscia di Gaza, un territorio martoriato dalla guerra e dall’ingiustizia. Un’ellissi temporale porta il pubblico a dodici anni dopo ed ecco che Assaf è un adolescente pronto a partecipare ad Arab Idol, nonostante le difficoltà per uscire dal paese siano immense e la “gabbia” di Gaza sia sempre più opprimente.

The Idol miscela convenzionalità e esaltazione; la prima definizione è figlia di un racconto lineare (adolescenza, maturità e successo) e senza particolari inventive stilistiche, la seconda etichetta è frutto di una compiaciuta e repentina modifica di stile quando la pellicola va a concludersi. Difatti la scelta di alternare scene di finzione a scene di repertorio di giubilo non aiuta la lacrimuccia a uscire e nemmeno la commozione a farsi padrona delle emozioni, ma serve al regista Abu-Assad per esaltare un ragazzo con una bella voce e farlo diventare un “eroe nazionale”.

Arrivando dalla Palestina, il regista Abu-Assad vuole mettersi al servizio del popolo e del ragazzo, che è divenuto in poche settimane la voce e la speranza di una comunità repressa e troppo spesso spaventata. Insomma The Idol, pur pescando un po’ di inquadrature da The Milionarie, rimane un prodotto mediocre, che pesa le difficoltà del vivere in un luogo costantemente bombardato e la volontà di scappare il prima possibile. Per il resto si tratta di una celebrazione dal sapore dolce-amaro, un biografico su colui che, inconsapevolmente, ha ridato speranza a un popolo che la conservava solo per rispondere agli attacchi dei vicini israeliani. Senza infamia e senza lode, ma con qualche difetto di troppo, The Idol è sensibile, ma grossolano, un prodotto che narra una storia vera, della quale tesse le lodi, ma che solo marginalmente si occupa della desolazione circostante.

Uscita al cinema: 14 aprile 2016

Voto: **1/2

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