Veloce come il vento di Matteo Rovere: la recensione

veloce-come-il-vento-loc-ita_jpg_1003x0_crop_q85Ricongiungere i familiari è una corsa ad alta velocità

Il mondo delle corse è un pretesto per raccontare un dramma familiare, misurato, commovente e ben interpretato. Veloce come il vento immortala un ricongiungimento tra anime perse con giudizio e con una buona dose di imitazione hollywoodiana; tuttavia il genere viene riadattato agli usi e costumi nostrani.

Giulia De Martino è una diciassettenne che partecipa, spronata dal padre, al campionato italiano GT. Purtroppo durante la prima gara il padre di Giulia muore a causa di un infarto e al funerale spunta Loris, il fratello maggiore, che si era allontanato dalla famiglia perché schiavo della droga. Loris è un ex-pilota, il suo soprannome nel circo automobilistico è “ballerino” e pur di non perdere la casa, ereditata dal padre, comincia a fare da mentore a Giulia.

Che sia tornato il cinema di genere in Italia è un dato di fatto. Difatti dopo il divertente gangster movie Smetto quando voglio e il superhero movie Lo chiamavano Jeeg Robot, giunge nelle sale Veloce come il vento, una pellicola che narra un dramma familiare, immergendo le gesta dei protagonisti all’interno del mondo automobilistico e prendendosi il rischio di scadere nel ridicolo a causa di divagazioni in direzione di Fast & Furious. Tre film imperfetti, ma ambiziosi, che hanno pescato a piene mani dai modelli statunitensi, per imitarli e riadattarli all’attualità nostrana, agli usi e costumi del nostro Paese. Difatti non è un caso che proprio questi tre prodotti abbiano quella sfrenata voglia di mettersi in gioco, di diventare strumenti d’intrattenimento intelligente per il pubblico seduto in sala. Veloce come il vento usa lo sport a quattro ruote come mero pretesto, ma l’approccio anticonvenzionale della macchina da presa (che si abbarbica sulle monoposto dei concorrenti dei gran premi) e una regia pulita e attenta alle emozioni permettono al prodotto di Matteo Rovere di farsi apprezzare in tutta la sua carica emotiva.

Interpretato da uno Stefano Accorsi irriconoscibile e dall’esordiente Matilda De Angelis, Veloce come il vento possiede le carte giuste per accattivare il pubblico, per farlo rimanere incollato alla poltrona per non perdersi un solo fotogramma della storia della famiglia De Martino.

Ispirato a fatti realmente accaduti, Veloce come il vento fotografa una famiglia disfunzionale, nella quale la più responsabile è la diciassettenne Giulia, mentre il tossico e disperato Loris è il fratello dimenticato, ma progressivamente sempre più interessato a far funzionare le cose, forse per opportunismo o forse solamente per un anelito di affetto. Ed è soprattutto sui due personaggi sopra citati che si sviluppa la vicenda, tra un consiglio fraterno e una lotta testa a testa per raggiungere il traguardo prima dell’avversario. Una gara con due piloti, che pretendono rispetto reciproco e che fanno a “sportellate” per l’intera durata della corsa.

Rovere equilibra emozioni e ironia, dialetto romagnolo e situazioni disperate e il risultato è un film dagli innumerevoli pregi, che sa prendersi sul serio quando il gioco si fa duro e difficile da digerire. Veloce come il vento regala emozioni e possiede quell’innata imperfezione, che sporca la confezione che, in altri contesti, sarebbe stata perfettamente pulita e convenzionale. Insomma ben vengano queste prove registiche di coraggio e spensieratezza, di batticuore e fuori pista non preventivati, che fanno respirare il cinema nostrano e gli infondono nuova linfa vitale.

Uscita al cinema: 7 aprile 2016

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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