Mister Chocolat di Roschdy Zem: la recensione

52635Risate a denti stretti con il primo artista nero

Roschdy Zem porta sullo schermo la vicenda di Raphael Padilla, il primo artista nero della storia francese. Un film che racconta con enfasi e precisione, che cerca la riflessione, ma che trova lo stereotipo e la superficialità.

Raphael è un freak del circo Malveaux, difatti impersona un cannibale che spaventa il pubblico appena entra in scena. Footit, un famoso clown in cerca di un’idea rivoluzionaria, lo nota e gli propone di esibirsi con lui nel ruolo del clown idiota, ovvero l’augusto. Il numero funziona e vengono avvicinati dall’impresario del Cirque Noveau di Parigi. Un’occasione irripetibile, che apre a Raphael le porte del successo.

Mister Chocolat è la rappresentazione di un cinema che vorrebbe avere coraggio, ma che finisce per scontrarsi con lo stereotipo dei personaggi che immortala. Infatti il film diretto da Roschdy Zem è una semplice biografia dal lato oscuro lievemente marcato (permeato da pregiudizi e discriminazione razziale). Non si riscontra l’interesse da parte del regista di scavare e rivelare cosa si nasconda dietro la risata sguaiata del pubblico da salotto buono a ogni pedata o schiaffo ricevuto da Chocolat (divertimento sano o malsano?), né tantomeno sembra essere intenzionato a spiegare cosa si celi dietro il percorso di consapevolezza perpetrato dal protagonista, in quanto oggettivamente la motivazione assunta dal film (qualche bicchiere di troppo e una chiacchierata in prigione) non regge.

E allora ecco che ci si appresta a osservare una pellicola dal fiato corto, che mette in mostra una storia fatta di ambizione, donne, alcool e impossibilità a reggere il successo, ma che finisce per raccontare poco del clown Chocolat e del suo passato che, a volte, balena come un sogno a occhi aperti.

Nonostante un’interpretazione appena al di sopra della sufficienza da parte di Omar Sy (non pienamente in parte), dedito principalmente a sorridere e privato della possibilità di scavare dentro all’amara verità del suo personaggio, Mister Chocolat ha dei pregi, che confluiscono principalmente nella figura del partner Footit, un personaggio schivo e sincero che, come nelle migliori “favole”, è quello che ci rimette maggiormente.

Ambientato nella Parigi della Belle Epoque, Mister Chocolat è un prodotto che va visto per l’incredibile storia che narra, ma è contemporaneamente un film che si adagia eccessivamente sulla superficialità che invece avrebbe dovuto combattere. Ed ecco che le gag si accatastano senza sosta, non trovando (quasi mai) quella profondità e quella maligna verosimiglianza, che una vicenda come quella di Raphael Parrilla avrebbe meritato.

Uscita al cinema: 7 aprile 2016

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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