La comune di Thomas Vinterberg: la recensione

52607Le dinamiche si sgretolano nella pellicola del regista danese

Vintenberg torna a confrontarsi con le dinamiche di gruppo. Difatti con La comune pesa i pregi e i difetti di un’utopia e fa vacillare le idee progressiste, sopratutto di uno dei personaggi. Nonostante la costante ricerca di una forte tensione empatica, manca quel cinismo e quell’orrore che avevano definito e lanciato il talento del regista in Festen.

Anna ed Erik, genitori con una figlia adolescente, si trovano a ereditare una casa molto grande. L’idea di Anna è quella di invitare degli amici a vivere con loro, così da creare una comune. Il gruppo prende forma e le cose cominciano a funzionare, fino a quando una nuova persona entra nella vita di Erik.

Dopo essersi permesso una divagazione in ambito letterario con Via dalla pazza folla, Thomas Vintenberg torna alle sua amate dinamiche di gruppo e ne misura i limiti. Se con Festen aveva messo in scena il cinico orrore dei rapporti familiari e con Il sospetto la brutalità sociale, con La comune sono le dinamiche utopiche a essere messe in discussione. E il risultato appare un equilibrato gioco al “massacro”, nel quale la progressista Anna (colei che propone l’idea della comune e cerca di convivere con l’amante del marito, superando il limite del sopportabile) vacilla di fronte ai colpi sempre più bassi e, apparentemente, giustificati degli altri componenti della famiglia allargata.

La comune è una pellicola che cerca l’empatia, ma questa non viene trovata fino in fondo, dimenticandosi di assestare la “pugnalata” definitiva e di trattare in modo approfondito gli altri componenti della villa. Seppur presentati in modo ironico e delineati caratterialmente nella prima parte, Ole, Allon, Steffen, Mona e Ditte divengono progressivamente spettatori non paganti di un conflitto aperto che coinvolge solamente due personaggi, ovvero Anna ed Erik. E questo accantonamento si percepisce nello sviluppo della vicenda, che coinvolge solo collateralmente Freja, la figlia di Anna ed Erik, una quattordicenne che comincia a esplorare e a vivere la propria vita.

Dall’invitante ambientazione, La comune appare fin troppo equilibrato e, a tratti, povero di argomenti, ma è comunque diretto con maestria da un regista che è sempre stato in grado di delineare rapporti che corrono sul sottile filo della tensione melodrammatica ed empatica. E tutto ciò lo spettatore è pronto a percepirlo, interessandosi alla vicenda e ponendosi delle domande; un risultato più che accettabile per un prodotto che racconta uno spaccato progressista degli anni Settanta, ma che dimostra di perdersi per strada più di una volta.

Uscita al cinema: 31 marzo 2016

Voto: ***

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