13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi di Michael Bay: la recensione

52764L’11 settembre di Benghazi

Film diretto da Michael Bay, 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è esattamente ciò che ci si attendeva: uno spettacolo pirotecnico, retorico e patriottico. Tuttavia stavolta il lavoro di Bay non è completamente da disprezzare e si nota una certa cura nell’evitare di esagerare con gli inutili machismi e le lodi alla bandiera.

Libia, 2012. Jack Silva sceglie di imbracciare nuovamente il fucile e guadagnare qualche soldo ricoprendo il ruolo di contractor. Arrivato a Benghazi, si trova ben presto al centro di una vera e propria guerra civile.

Bay cammina sul filo e riesce a non cadere; difatti 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è un prodotto senza infamia e senza lode, che riesce a non sbrodolare continuamente retorica mentre vengono idolatrati i contractors privati, ovvero i mercenari che difendono le istituzioni burocratiche statunitensi su un suolo ostile. Tuttavia la contraddizione è dietro l’angolo e Bay non fa nulla per nasconderla. Infatti il film pone su un piedistallo proprio quei personaggi che operano per difendere la democrazia esportata dal governo americano, ex-militari che si sono fatti le ossa in Iraq e che possiedono la “licenza d’uccidere”. Ciò risulta utile nel momento in cui inizia un vero e propio assedio da parte delle truppe libiche, un blitz organizzato con cura da parte degli estremisti, nel quale i nemici si confondono con gli amici, i supporti non arrivano (o non vogliono arrivare) e la burocrazia è pericolosamente d’intralcio. Insomma una pellicola che possiede numerosi punti di riflessione, ma che non si decide, per mancanza di coraggio e volontà, a mettere in mostra un’invettiva costruttiva.

13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è un prodotto che mostra il lato umano dei militari (pensano alla famiglia e vogliono tornare a casa per riabbracciarla), ma anche il loro coraggio e il loro sacrificio. Ed è a causa di questa ostentazione di sentimenti e attributi che si fatica a giudicare negativamente la pellicola diretta da Bay, partendo dal presupposto che la presunzione statunitense di esportare la democrazia e farsi da garante e gendarme in alcuni territori ha causato più danni che aspetti positivi. Focalizzandosi esclusivamente sulla pellicola non si può non ammirare la resistenza di sei mercenari contro un vero e proprio esercito, mentre le menti eccelse della CIA si limitano a pensare senza cavare un ragno da un buco. Qualche dialogo banale e puramente patriottico è all’ordine del giorno, ma ciò rende questo film una coerente trasposizione dei fatti.

Di conseguenza si può facilmente affermare che 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è un’opera che possiede una direzione e uno scopo, ovvero raccontare il coraggio di sei uomini. Il tutto innaffiato da uno stile registico che, nelle attese dello scontro, si dimostra un valido sostegno allo spettatore seduto in sala, che sviluppa una connessione empatica con ognuno dei protagonisti. Un prodotto drammatico nel quale si percepisce la paura e lo spirito d’iniziativa.

Uscita al cinema: 31 marzo 2016

Voto: ***

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