Forever Young di Fausto Brizzi: la recensione

CMYK baseLa finta condanna di Brizzi ai “giovani” d’oggi

Brizzi vorrebbe fare satira sociale e invece finisce per dare un’altra possibilità a chi è ancora immaturo e si sente giovane dentro, pur non essendolo fuori. Un’occasione persa per realizzare un film importante su un tema caldo nell’Italia di oggi.

Giorgio ha una fidanzata che potrebbe essere sua figlia, Diego è un dj che, obbligatoriamente, deve fare posto a un giovane rampante con milioni di like sui social, Angela è un’estetista divorziata che si ritrova, a sorpresa, coinvolta in una relazione con un diciannovenne, mentre Franco pratica ogni tipo di sport ignorando la sua età. Cosa hanno in comune questi quattro personaggi? L’età anagrafica che avanza e incombe.

Brizzi riavvolge il nastro, torna sui suoi primi passi (che disegnano una danza su una musica anni Ottanta) e dirige Forever Young, un prodotto che affronta il rovente tema dei giovani d’oggi, ovvero coloro che sono sulla soglia dei cinquant’anni e non vogliono mollare il colpo, preferendo alla maturità il toy boy o una rischiosa maratona. Tuttavia il regista (e sceneggiatore) non disegna una classe integralmente immatura, perché c’è anche chi si accontenta dell’età che ha e chi si accorge degli errori che sta commettendo. Di conseguenza il viaggio di Brizzi è settoriale, ma diversificato. Nonostante ciò si assiste a una semplificazione indefessa di tutto ciò che viene messo in mostra, come se il cambiamento non debba necessariamente passare attraverso una consapevolezza tardiva dell’età che si ha. Perché Forever Young assolve tutti e non condanna nessuno, eleva l’immaturo a status perenne e si dimentica del resto.

Commedia corale, che vede Lillo mattatore assoluto e portatore sano della vis comica, Forever Young esibisce il cambiamento dei tempi, laddove il nonno curava il bambino e non faceva yoga tre volte a settimana e la madre di famiglia non rientrava alle cinque del mattino dopo essersi divertita con il ragazzino di turno. Tutto quanto viene messo apparentemente in ridicolo, deriso e messo in discussione; peccato che progressivamente venga giustificato e accettato ed ecco che la satira critica (così tanto sbandierata dal regista) crolla senza possibilità di ricostruzione.

Film accompagnato da una sceneggiatura raffazzonata, nel quale si alza spesso e volentieri la musica di sottofondo (rigorosamente anni Ottanta) per riempire i buchi di scrittura, Forever Young poteva essere satirico e spingere il pedale dell’acceleratore sul lato ridicolo della vicenda, dimostrandosi un prodotto che affronta i “problemi” di oggi. Invece è una gigantesca, e borghese, bolla di sapone, che scansa gli ostacoli abbracciando il buonismo dell’attuale commedia italiana. Perché se Perfetti sconosciuti ha insegnato al pubblico (girando più volte il coltello nella piaga) che a scherzare con il “fuoco” si finisce per scottarsi, Forever Young stiracchia un sorriso e passa oltre, dimenticandosi di affrontare di petto l’argomento che si è prefissato di “crocifiggere”.

Uscita al cinema: 10 marzo 2016

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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