Room di Lenny Abrahamson: la recensione

roomfilmIl dramma di un piccolo mondo che finisce in frantumi, per uscire a riveder le stelle

Ispirato al caso Fritzl e adattamento cinematografico di Stanza, letto, armadio e specchio di Emma Donoghue, Room è un dramma dall’altissimo tasso emozionale. Un film che impone allo spettatore di immedesimarsi e vivere gli strazianti momenti all’interno di una stanza, che un bambino chiama casa.

La stanza è la casa di Jack. La mamma è sempre con lui e la notte, quando irrompe Old Nick, per infilarsi nel letto di sua madre, Jack si nasconde nell’armadio. Ma quando Jack compie cinque anni, la madre gli rivela che al di fuori della stanza c’è il mondo e che loro devono uscire dalla stanza e tornare a casa. La loro vera casa.

Emotivamente potente, Room è un prodotto che entra nella mente dello spettatore e non vi esce più. Difatti il film diretto da Lenny Abrahamson costruisce nella prima parte il mondo all’interno di un capanno: l’armadio, il lavandino e il water sono gli amici reali che Jack si è fatto negli anni, mentre al di fuori della stanza c’è lo spazio con gli alieni, chiamati a gran voce durante un gioco con la mamma. L’universo con cui Jack è costretto a convivere è la sua realtà, mentre la televisione mostra esseri inventati, personaggi fantasiosi, frutto di una bugia a fin di bene.

Room è la claustrofobica immagine di un luogo che, semplicemente, diventa casa e divertimento, mentre i rituali (i regali della domenica, il letto dentro l’armadio quando Old Nick effettua “visite notturne” alla madre) divengono quotidianità accettata. Dall’altra parte c’è il dolore di Joy, ventiquattrenne rapita sette anni prima, schiava della sua stessa bugia e destinata al sacrificio nei confronti del figlio per proteggerlo. Insomma una prima parte dall’impatto emotivo devastante e funzionale per far avvicinare lo spettatore alla situazione desolante che i due protagonisti vivono. Fino alla svolta narrativa di una bellezza unica, nel momento in cui il piano per uscire e trovare la libertà ha finalmente luogo. E qui Abrahamson potrebbe incappare nell’ostacolo di voler esasperare il reintegro all’interno della società; invece, soprattutto grazie all’aiuto in fase di scrittura dell’autrice del libro Emma Donoghue, riesce nel difficile compito di rendere tutto molto lieve e commovente, dosando le emozioni, mettendo in mostra il carattere frantumato e perduto di Joy, in contrapposizione con quello decisamente più malleabile e votato alla scoperta di Jack.

Commovente rapporto tra madre e figlio e coinvolgente dramma da camera (anche all’esterno del capanno si può soffrire di opprimente claustrofobia), Room mette al servizio del pubblico un’intelaiatura narrativa di sicuro impatto e l’intensa interpretazione di Brie Larson (fresca vincitrice del Golden Globe), ragazza dalla vita distrutta, ma che trae forza dal bambino che l’ha fatta crescere precocemente. Una pellicola potente e coinvolgente, che sa far piangere e, a volte, far nascere un sorriso.

Uscita al cinema: 3 marzo 2016

Voto: ****

 

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