Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese: la recensione

perfettisconosciutiCi si conosce davvero?

Giunge al cinema l’ennesimo film diretto da Paolo Genovese, che ha abituato il pubblico ad aspettarsi un suo prodotto con cadenza annuale. Tuttavia Perfetti sconosciuti è meno superficiale della sua precedente cinematografia e decisamente più illuminante.

Durante una cena, la psicologa e padrona di casa Eva propone un gioco ai suoi ospiti: mettere al centro del tavolo tutti i cellulari, leggere a voce alta tutti i messaggi e ascoltare in viva voce tutte le telefonate.

Ormai quando si viene a conoscenza di una nuova opera diretta da Paolo Genovese cominciano ad aleggiare i soliti pregiudizi: tematiche superficiali, coralità recitativa che maschera la pochezza narrativa, energico lavoro del comparto musicale e ambientazione borghese. Perfetti sconosciuti si porta appresso tali pregiudizi e ne conferma alcuni, nonostante ciò il tutto appare più convincente e accattivante. L’obiettivo del regista è quello di andare a indagare nelle pieghe sociali di un gruppo di amici d’infanzia, mettendo alla berlina il demonizzato smartphone, che catalizza le vite di ognuno e ne diventa contenitore di segreti, personale confessore o veicolo di perversione. E detto ciò si può avere l’impressione che il Genovese regista (e sceneggiatore) sia cascato nuovamente in quella superficialità tematica e populista, che tanto funzione al box office, ma che spesso viene messa in croce dalla critica specializzata. Tuttavia, come già anticipato, Perfetti sconosciuti riesce a evitare l’inciampo e, scansando l’ostacolo, ne esce vincitore. Grande merito va soprattutto al cast, che in questa opera sembra ben amalgamato e riesce a mettere in luce le ottime prove recitative della controparte maschile, che trova in Mastandrea la vis comica e in Battiston quella malinconica.

Perfetti sconosciuti è, sostanzialmente, un gioco al massacro che nelle battute iniziali si fa attendista e goliardico, per poi esplodere nella mezz’ora finale, nella quale segreti e bugie si accatastano in modo costante, non lasciando praticamente scampo.

Narrativamente molto aderente a una messinscena teatrale (un kammerspiel nel quale il dramma lascia spazio a qualche variazione umoristica), Perfetti sconosciuti vorrebbe mettere alla berlina i “finti” rapporti d’amicizia in un raffinato appartamento borghese, mostrando quanto questi cambino negli anni. Difatti Genovese fa respirare allo spettatore un’aria di nichilismo esasperato, che non si tramuta in urla e sbraiti fini a se stessi, ma in indifferenza mista a sdegno. Nonostante esibisca qualche svolta narrativa forzata ed eccessiva, Perfetti sconosciuti finisce per far riflettere e si rivela un’interessante cartina tornasole di un mondo sempre più dominato da una tecnologia invadente e che è andata a sostituirsi agli adolescenziali e scolastici diari segreti di una volta, chiusi ermeticamente nei cassetti a lato del letto. In fin dei conti i protagonisti del nuovo film di Genovese continuano a essere degli immaturi nella vita e nei rapporti, che rifuggono la noia chiudendosi in se stessi, destinando le ultime parole alle tastiere dei propri cellulari.

Uscita al cinema: 11 febbraio 2016

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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