La quinta onda di J Blakeson: la recensione

Layout 1Ennesimo post-apocalittico privo di carattere

Ennesimo prodotto apocalittico destinato al pubblico young adult e interpretato da un cast adolescente, La quinta onda è un concentrato di cliché dalla dubbia rilevanza. La disumanizzazione del mondo durante l’invasione di misteriosi alieni è l’occasione per portare al cinema un prodotto molto simile ai suoi predecessori e che ha l’interesse di porsi come nuova saga strutturata in, almeno, tre episodi.

Cassie è una collegiale con una vita normale. Un giorno una minacciosa nave spaziale si staglia nei cieli mondiali. Nelle settimane seguenti i misteriosi visitatori scagliano sulla Terra quattro “ondate”, che minano l’esistenza dell’umanità.

Hollywood ha preso una decisione incontrovertibile: quando si trattano argomenti apocalittici i protagonisti devono essere degli adolescenti, che combattono per la propria vita e con i turbamenti dell’età. La quinta onda non fa difetto e mette al servizio dello spettatore una vicenda nella quale la protagonista (una combattiva Chloe Grace Moretz) lotta per la propria vita e per raggiungere il fratello confinato in una base militare. Naturalmente l’innamoramento (anche questa volta “triangolare”) è dietro l’angolo e turba la protagonista proprio come nei più classici amori adolescenziali.

Prodotto che soffre di una parte centrale stancante e priva di spunti di riflessione, La quinta onda è il classico film di genere ibrido, edulcorato quando si tratta di mostrare i combattimenti contro gli alieni e stucchevole quando gli sguardi dei ragazzi si incrociano. Il tema che viene trattato ampiamente è quello della perdita dell’umanità in un clima di guerra (mors tua, vita mea) con la pazzia e la sconsideratezza come fattori maggiormente visibili. Tuttavia le argomentazioni sono trattate in modo superficiale e lasciano eccessivamente spazio alle gesta della protagonista, che divide la scena con la sua fugace sbandata collegiale (il giovane Ben), un sopravvissuto alle prime quattro ondate (così vengono chiamati gli attacchi da parte degli alieni) e arruolato all’interno di una base militare per vendicarsi e vincere la battaglia.

Sviluppato su due piani narrativi differenti, destinati a incrociarsi, La quinta onda è prevedibile e ostenta una linearità filmica priva di svolte interessanti. Un prodotto malamente assortito che difficilmente appassiona e che finisce in quel gigantesco calderone cinematografico, da cui sono fuoriusciti i replicanti (più o meno riusciti) del celebrato primogenito, quel Hunger Games che ha fatto scuola e che ha creato un filone cinematografico riconoscibile, di cui progressivamente ci si stancherà.

Uscita al cinema: 4 febbraio 2016

Voto: *1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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2 pensieri su “La quinta onda di J Blakeson: la recensione

  1. Non capisco come prodotti di questo tipo possano ancora essere prodotti nonostante ne siano stati realizzati ormai parecchi.

    Va bene che il pubblico adolescente può non avere magari grosse pretese, ma penso che oggettivamente di film di questo tipo ce ne siano veramente troppi e tutti uguali.

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