L’abbiamo fatta grossa di Carlo Verdone: la recensione

locandinaLa denuncia sull’Italia dei furbetti giunge troppo tardi

L’ennesima prova registica di Carlo Verdone che questa volta vede al suo fianco Antonio Albanese. Tuttavia il carico comico implode a causa di una sceneggiatura che accatasta gag, ma che non sfrutta appieno le potenzialità del duo.

Arturo è un investigatore fallito, mentre Yuri è un attore di teatro che, dopo essere stato lasciato dalla moglie, non ricorda più le battute. Le strade di Arturo e Yuri si incontrano quando l’attore chiede all’investigatore di pedinare l’ex moglie e il nuovo compagno. Purtroppo Arturo non intercetta la conversazione tra i due pedinati, ma un altro scambio di battute che trascinerà l’investigatore e Yuri in una spirale di equivoci.

L’abbiamo fatta grossa è una favola. Una favola amara con protagonisti due squattrinati che rimangono in piedi a malapena. Uno è un investigatore privato che, nel migliore dei casi, è impegnato nella ricerca di un gatto scomparso, l’altro è un attore di teatro che perde la parte in un’importante pièce perché ossessionato dal recente divorzio. I due si trovano, si studiano e instaurano un’amicizia costellata da amore e odio, ragione e pazzia, malinconia e ansia. Questo è l’incipit stringato di una pellicola che fatica oltremodo a trovare la chiave di volta per farsi portatrice di un tema attuale e caro al pubblico seduto in sala: la desolante Italia con le sue ruberie e i suoi intrighi, un’istantanea che si mantiene sullo sfondo mentre in primo piano i due attori litigano e si scambiano battute e situazioni paradossali.

L’intento di Verdone poteva essere interessante e coinvolgente, tuttavia la vicenda fatica a snodarsi fluidamente e pone i due istrioni davanti alla macchina da presa in perenne attesa di una situazione,  un equivoco nel quale possono mostrare il loro talento umoristico. E allora ecco che la delineazione della desolante Italia, nella quale chi maneggia con naturalezza banconote da cinquecento euro ha la capacità di affossare due “poveri cristi”, sfugge via, si sgretola e riappare solamente nelle battute conclusive, quando la rivincita morale è servita sopra un piatto d’argento. Peccato che arrivi troppo tardi e appaia come una variante forzata, giustapposta per risollevare le sorti della pellicola.

Contraddistinto dalla fotografia più realistica di Arnaldo Catinari (che cancella il ricordo dell’orrenda e patinata fotografia da sit-com di Guarnieri in Sotto una buona stella), L’abbiamo fatta grossa esibisce le buone interpretazioni di due attori che cercano a più riprese la gag e l’improvvisazione, ma nonostante ciò non si può ammettere che sia un prodotto compiuto. L’equivoco appostato dietro l’angolo e l’imprevisto che rovina i piani accuratamente (?) pensati sono i due elementi cardine che sorreggono la pellicola, mentre l’indignazione sociale e morale viene relegata appena prima dei titoli coda. Insomma Verdone ingolosisce il pubblico, ma lo lascia a bocca asciutta. Un’occasione persa per dimostrare allo spettatore che il talento e la voglia di fare non si sono esauriti e che la parabola cinematografica del regista romano non è discendente.

Uscita al cinema: 28 gennaio 2016

Voto: **

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