Piccoli brividi di Rob Letterman: la recensione

locandina3Avventura che ricorda Jumanji 

Molto più vicino al genere avventuroso piuttosto che a quello, sottilmente, horror, Piccoli brividi si dimostra un accettabile intrattenimento. Insomma un film da non disdegnare completamente.

Zach è un adolescente sconvolto per il trasferimento in un piccola città. La sua vicina di casa è Hannah, che vive con un padre misterioso che si rivela essere R.L. Stine, ovvero il creatore della serie di racconti Piccoli Brividi. Zach scopre che Stine è prigioniero della propria immaginazione e che i mostri che hanno reso celebri i suoi libri sono reali.

Tutti i fan dei libri di R.L. Stine e della serie televisiva possono stare tranquilli, perché Piccoli brividi non rovina completamente lo spirito originario. Semplicemente preferisce osservare le storie da un’angolazione diversa e prova ad accattivarsi il pubblico con un approccio adolescenziale e avventuroso. Difatti il film diretto da Rob Letterman ha le sembianze di un’avventura alla Jumanji, nella quale i mostri vengono fuori dai libri esattamente come le creature della savana uscivano dal gioco in scatola. Di conseguenza lo spettatore si ritrova a vivere una corsa contro il tempo, mentre il terrore invade (nel vero senso della parola) la piccola cittadina di Madison.

Pellicola dal forte richiamo al botteghino, Piccoli brividi non è decisamente un prodotto indimenticabile e fa leva sulla recitazione esasperata di Jack Black per poter giungere al finale, che apre idealmente a un secondo episodio. E ce n’è davvero bisogno? Probabilmente no, perché di per sé il film di Letterman chiude abbastanza ermeticamente il cerchio, nel quale le parabole narrative vivono il loro naturale sviluppo e conclusione. Tuttavia l’intera sceneggiatura non convince del tutto e, per mancanza di tempo o di voglia, si ha la sensazione che alcuni sbocchi narrativi siano stati presi poco in considerazione oppure malamente approfonditi. Infatti l’azione ingloba l’intera vicenda e non le permette di svilupparsi in modo adeguato, nonostante le problematiche del giovane eroe (chiuso in se stesso dopo la morte del padre e pronto a una maturazione personale) e dello scrittore protagonista (bullizzato e senza amici da ragazzino e per questo motivo creatore di un terrificante mondo immaginario) parevano spunti di riflessione e di comparazione interessante. E invece Piccoli brividi preferisce concentrarsi su uno stile action frenetico e spesso ironico, nel quale i mostri appaiono in modo sporadico e il villain (un pupazzo parlante che vuole vendicarsi del suo creatore) non è molto carismatico.

Intrattenimento senza pretese, ma con l’ambizione di guadagnare molti soldi al botteghino attraverso una struttura narrativa riconoscibile e collaudata, Piccoli brividi si lascia guardare senza troppi patemi d’animo. Una simpatica e riuscita variazione sul genere “horror” delle stringate storie degli orrori, che hanno segnato diverse generazioni di adolescenti.

Uscita al cinema: 21 gennaio 2016

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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