Revenant di Alejandro Gonzalez Inarritu: la recensione

locandina3DiCaprio, il sopravvissuto animato dal suo spirito e dal suo sentimento di vendetta

Inarritu stupisce nuovamente e immerge lo spettatore all’interno di un’esperienza sensoriale, che vede come protagonista un sofferente e mai domo Leonardo DiCaprio. Avvolto da un’atmosfera mistica e minacciosa, Revenant è un prodotto di eccellente livello, che esibisce una fluidità stilistica di sfavillante brillantezza e una meravigliosa fotografia naturale.

Hugh Glass, insieme a un gruppo di cacciatori di pelli, si inoltra nelle inospitali terre americane di frontiera. Dopo un attacco da parte di una tribù nativa, solamente un nugolo di uomini riesce a fuggire e a prendere la via per il fronte più vicino. Purtroppo durante il viaggio, Glass viene attaccato da un orso e rimane gravemente ferito. Il suo trasporto è difficoltoso cosicché il capitano Henry decide di lasciarlo alle cure di Hawk, il figlio di Glass, di Fitzgerald e di Bridger.

Revenant è contemporaneamente un revenge movie e una pellicola di sopravvivenza, nella quale la minaccia (abilmente costruita) è costantemente presente. Il vero motore è DiCaprio, che pone di fronte alla macchina da presa fisico e dolore per rendere meravigliosamente credibile l’incredibile storia di Hugh Glass, un esploratore dei primi anni venti del 1800. Inarritu ci tiene a sottolineare il fatto che la vicenda, che si dipana sullo schermo, sia tratta da una storia vera, un’esperienza di frontiera nella quale il mantra “finché stai respirando, combatti” accompagna lo spettatore e il protagonista, che lotta con tutte le sue forze per raggiungere il suo scopo.

Nonostante ciò quel che colpisce indelebilmente è il comparto visivo di Revenant: realizzato nelle inospitali zone del Kananaskis Country canadese e della Tierra del Fuego argentina, il film di Inarritu è un’esperienza pienamente sensoriale, nella quale la macchina da presa si preoccupa di immortalare la sofferenza di Glass e l’interminabile paesaggio che gli si dipana davanti agli occhi. Ghiaccio a perdita d’occhio e foreste immortalate nella loro naturale bellezza sono gli elementi più ricorrenti di un dramma mistico, che pone al centro dell’obiettivo la vendetta perpetrata a tutti i costi e la famiglia, onirico rimando al passato di Glass che lo accompagna nel suo estenuante viaggio di rinascita.

L’intensa prova recitativa di DiCaprio, che striscia nel fango, cade, si rialza, si cura le ferite, combatte con le mani nude e riempie lo schermo di fisicità e coinvolgente talento, dona a Revenant quel quid in più per elevarsi ed entrare nella mente del pubblico. Inoltre in suo aiuto giunge la solidità interpretativa di Tom Hardy, cacciatore dalla dubbia moralità e dallo sguardo arcigno.

Pregno di piani sequenza di illuminante bellezza e di sequenze di brutale e verosimile sofferenza (l’attacco dell’orso è un’accattivante e coinvolgente lotta tra l’uomo e la natura ostile), Revenant è l’ennesima prova della bravura registica dell’autore messicano e dell’innato talento del direttore della fotografia Lubezki, che probabilmente si accinge a ricevere il terzo Oscar consecutivo. Un sofferente percorso di rinascita di bruciante coinvolgimento, che rimane impresso e che difficilmente passa in secondo piano nell’immensa offerta cinematografica.

Uscita al cinema: 16 gennaio 2016

Voto: ****

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5 pensieri su “Revenant di Alejandro Gonzalez Inarritu: la recensione

  1. Molto d’accordo con questa recensione. Il film è la celebrazione della natura con una fotografia quasi surreale. E allo stesso tempo è la dimostrazione della bestialità umana all’interno di essa. La pellicola è un coinvolgimento di misticismo e crudeltà.

    Visita anche la mia recensione.

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