La grande scommessa di Adam McKay: la recensione

52899Il crollo del mercato immobiliare è un gustoso divertissement

Adam McKay sorprende il pubblico e lo spiazza clamorosamente. Pellicola che possiede una drammaticità di fondo (il crollo del mercato immobiliare americano, il conseguente fallimento di diverse banche e il default finanziario di molte famiglie americane), La grande scommessa è la nevrotica e ritmicamente serrata variazione divertente e ironica del cinema di denuncia. Tuttavia la risata è funzionale per fermarsi a pensare, soprattutto nel momento in cui McKay invita lo spettatore a riflettere sugli esiti disastrosi degli eventi che si susseguono sullo schermo. E da quel momento il sorriso diviene amaro.

Nel 2005 il mercato immobiliare americano appariva stabile e florido e di conseguenza chiunque chiedesse un mutuo a tasso variabile era certo di ottenerlo. Per questo motivo quando Michael Burry (un geniale responsabile di un fondo finanziario) si presentò in diverse banche per scommettere contro l’andamento del mercato, in molti gli risero alle spalle. Tuttavia la pericolosa e crescente instabilità del sistema era esponenziale ed era peggiorata dalla vendita di pacchetti azionari valutati in maniera fraudolenta. Altri seguirono l’intuizione di Burry e scoperchiarono il vaso di Pandora.

La grande scommessa può sicuramente spaventare a causa del linguaggio tecnico sciorinato a profusione e adatto principalmente agli operatori di settore. Tuttavia ben presto si entra nel turbine verboso e nevrotico costruito da McKay, dimenticandosi tutte le definizioni complesse e cervellotiche e concentrandosi su una vicenda di degno impatto cinematografico. Il gruppo di trader (a cui si aggiunge il bancario-voce narrante interpretato da Ryan Gosling) è invitante e accattivante e diverte il pubblico con il suo carico di politica scorrettezza, che lo tramuta inevitabilmente in un manipolo di anti-eroi che ha scommesso contro il sistema e ha stravinto. Proprio ciò che fa La grande scommessa con il cinema mainstream, ovvero mettere in scena una storia vera con il piglio della commedia satirica e parodistica. Difatti probabilmente affidato a mani diverse lo script tratto dal libro di Michael Lewis avrebbe preso una deriva decisamente più seria e convenzionale, nella quale la denuncia veniva perpetrata con maggior vigore civile. Ciò non vuole dire che il film di McKay non si impegni dal lato civile e morale, ma questo atteggiamento yuppie può essere frainteso e mal interpretato. Forse proprio per questo motivo il regista di Anchorman decide di frenare la spirale ironica per fermarsi e riflettere su quello che accade sullo schermo. Perché lo spettatore si deve rendere conto del marciume che aleggia nella speculazione bancaria e nel distruttivo mercato immobiliare statunitense.

Contraddistinto da un cast di livello assoluto (Christian Bale, Steve Carrell, Ryan Gosling e Brad Pitt su tutti), La grande scommessa esibisce una struttura narrativa di sicuro impatto cinematografico e diverse trovate registiche (come le surreali spiegazioni tecniche di personaggi dello spettacolo come Margot Robbie e Selena Gomez, che sfondano la quarta parete), che mettono in luce la genialità di McKay.

Un film che ostenta un approccio “diverso”, una delineazione dei personaggi (soprattutto quello interpretato da Bale) che differisce dalla superficiale leggerezza strutturale e un ritmo che coinvolge e appassiona. Una pellicola eccentrica dall’epilogo onesto e amaro, nel quale i caratteri umani vengono travolti da una necessaria morale, che non ne appiattisce l’approccio non convenzionale.

Uscita al cinema: 7 gennaio 2016

Voto: ****

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