Quo vado? di Gennaro Nunziante: la recensione

locandina3La sacralità del posto fisso e l’inciviltà italiana. Checco stupisce ancora

Torna al cinema il fenomeno Zalone. L’irriverenza satirica nei confronti dell’italiano medio è sempre la stessa ed è l’unico strumento utile per interagire con la comicità di Checco.

Checco è stato allevato con il mito del posto fisso. A quarant’anni ha un contratto a tempo indeterminato, un lavoro sedentario e appagante e una venerazione da parte della fidanzata e della madre. Tuttavia le riforme strutturali colpiscono la provincia e il suo posto di lavoro. Così Checco, consigliato dal senatore che l’ha “sistemato”, rifiuta cospicui assegni di liquidazione e accetta qualsiasi forma di ricollocamento.

La commedia itinerante diretta da Gennaro Nunziante, il regista che ha accompagnato tutti i prodotti cinematografici di Zalone, è indubbiamente divertente e infarcita di gag irresistibili, che mettono alla berlina le convinzioni dell’italiano medio e la sacralità del posto fisso. Difatti Zalone mette in scena un personaggio che, piuttosto che abbandonare il suo ruolo all’interno della provincia, gira l’Italia in lungo e in largo (Trentino, Sardegna, Calabria e regioni affini), fino a raggiungere l’inospitale Polo Nord per aggregarsi a una missione di ricerca italiana. Qui trova l’amore e la pace dei sensi in un luogo impregnato di civiltà, quel sentimento che l’Italia sembra aver dimenticato.

Pellicola insospettabilmente matura, Quo vado? dimostra che il percorso satirico di Zalone è sempre meno dozzinale e modellato con l’accetta, a differenza dei primi due prodotti cinematografici. Difatti da Sole a catinelle si intravede una struttura narrativa maggiormente complessa, mentre la satira si ha trovato sempre più spazio, annettendo un messaggio molto più profondo di quanto appaia in superficie. In Quo vado? la sacralità del posto fisso è messa in discussione, mentre l’inciviltà italiana viene confrontata con il senso civico nordeuropeo. Tuttavia c’è sempre l’altro lato della medaglia e allora ecco che l’eccessivamente criticata “italianità” è una nostalgica e necessaria riscoperta di personalità, che non può non fuoriuscire nel momento del bisogno.

Contraddistinto da un’ironia riconoscibile e sempre ben dosata (brillante la metafora sulla tredicesima), Quo vado? è politicamente scorretto e ammorbidisce la volgarità spiccia, preferendo abbracciare un buonismo di fondo, che nei prodotti di Zalone è un riconoscibile elemento di equilibrio filmico. Infatti la scorrettezza è sempre accompagnata da una leggerezza che mette tutti d’accordo e viene erroneamente etichettata come “pochezza narrativa”. Di certo la narrazione lineare e sempre comprensibile può far cadere in interpretazioni sbagliate, eppure forse proprio tale approccio ha saputo portare al successo il comico pugliese e la sua satira nei confronti del costume italiano, accontentando tutti.

Uscita al cinema: 1 gennaio 2016

Voto: ***1/2

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