Vacanze ai Caraibi di Neri Parenti: la recensione

locandina1Voleva essere nostalgico e invece è aberrante

Torna il cinepanettone, ma è stantio e non commestibile. Difatti il film diretto da Neri Parenti si snoda attraverso tre episodi di difficilissima convivenza, che mettono in fila doppi sensi e volgarità di bassa lega.

Mario Grossi Tubi ha sperperato il patrimonio di famiglia in dubbi affari. Ora la sua unica speranza è il matrimonio tra la figlia Anna Pia e il, fantomatico, miliardario Ottavio. Nel mentre altre due storie si sviluppano: quella di Fausto e Claudia che, nonostante le differenze, hanno un feeling erotico incredibile e quella di Adriano, un dipendente patologico dalla tecnologia.

Il ritorno in grande stile del cinepanettone, connotato dagli innumerevoli cliché e da una comicità grossolana, è un completo fiasco, un vero disastro. Infatti Vacanze ai Caraibi soffre distintamente di una carenza di sceneggiatura e di freschezza. Tre episodi compongono la storia, che si sviluppa in modo frammentario e confusionario, e il meno riuscito di tutti è quello in cui Dario Bandiera (unico interprete coinvolto) è un assiduo utilizzatore della tecnologia e quindi dipendente da essa. Tuttavia nemmeno gli altri due si possono definire all’altezza perché la coppia semper fidelis di cialtroni da quattro soldi De Sica – Ghini finisce per appiattire il tutto a gag su peni e peti, mentre Argentero e Ilaria Spada si dilettano in un gioco a due, che risponde perfettamente al detto “gli opposti si attraggono”.

Si è affermato in alcune recensioni che l’intento metacinematografico della pellicola va premiato e che risulta interessante e gustoso. Mai definizione di “interessante” e “gustoso” fu usata così a sproposito, perché in fin dei conti Vacanze ai Caraibi è esclusivamente un prodotto dalle ambizioni limitate e prettamente goliardiche, al limite del parodistico. Di conseguenza i doppi sensi e le volgarità divengono gli unici veicoli utilizzabili per trasmettere un po’ di godimento fracassone ed, eccessivamente, spensierato. Ma ciò non può e non deve essere portato a esempio quando si parla di comicità, perché tale livello di inconcludenza creativa porta lo spettatore a misurarsi con un prodotto di infimo spessore, recitato malamente e privo di qualsiasi spunto “interessante” o “gustoso”. Difatti la solitudine di Bandiera e la sua frustrazione tecnologica si rivelano sentimenti non in grado di costruire una situazione comica degna di questo nome e nemmeno la cialtroneria redditizia di De Sica – Ghini produce il benché minimo sorriso, in un episodio in cui il figlio d’arte giogioneggia con maggior fatica, mentre l’attore romano lo segue a ruota. Maggiormente godibile, ma priva di novità, è la porzione di pellicola che vede come protagonista il sesso sfrenato tra Angentero e Ilaria Spada, due attori in grado di caratterizzare sufficientemente bene i ruoli della “cafona” e del “preciso”.

Difendere Vacanze ai Caraibi, attaccandosi a qualsiasi appiglio “sporgente”, è impossibile perché si denota un’incapacità di scardinare quegli stereotipi di genere che hanno fatto la fortuna dei precedenti film, ma che oggi finiscono per affossarla definitivamente. La volgarità verbale e visiva del prodotto di Neri Parenti è sorpassata ormai da anni, ma non è l’unico difetto che il film mette in mostra. Infatti è la struttura narrativa a crollare mattone dopo mattone, sequenza dopo sequenza, a causa anche di un montaggio eccessivamente brusco, che fa perdere in fluidità e scorrevolezza.

Insomma il cinepanettone pareva morto tre anni fa e invece è resuscitato, grazie al pedante accatastamento di situazioni già viste e idee stantie, frutto della mente di chi si è seduto dietro una scrivania (Martani e Brizzi su tutti). Vacanze ai Caraibi è un film che si accartoccia su se stesso e che dimostra di non avere né capo né coda. Nel mentre Parenti si sfrega le mani e inizia a contare i soldi del botteghino italiano, il quale non farà mancare il suo affetto (ingiustificato) durante le feste natalizie.

Uscita al cinema: 16 dicembre 2015

Voto: *

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