Mon roi di Maiwenn: la recensione

mon-roi-posterIl tormento e la passione

Il dramma di coppia messo in scena dalla regista Maiwenn è debole e, paradossalmente, strappa qualche risata di troppo. Ai francesi e, soprattutto, a Cannes è piaciuto (eccessivamente).

Tony, quarantenne depressa e con un figlio, si infortuna gravemente sciando. Durante la lunga riabilitazione ha la possibilità di ripensare alla sua storia d’amore con Georgio, nella quale passione e conflitto si sono avvicendati frequentemente.

Travagliato, beffardo, bugiardo e drammatico è l’amore esibito in Mon roi. Tutte queste sono le sfaccettature di un rapporto di coppia che più che trascinare lo spettatore, finisce per trascinarsi stancamente verso la conclusione. La motivazione di tale affermazione dove risiede? In una messinscena abbastanza fumosa, asettica e ripetitivamente sterile, nella quale, paradossalmente, l’unico personaggio che risulta insopportabile e stonato ingranaggio dell’intero meccanismo è la protagonista, colei che lo spettatore riconosce come demiurgo della vicenda. Certamente neppure la controparte maschile (guascona, buffonesca, traditrice e narcisista), impersonata da un convincente Vincent Cassel, emerge positivamente dal disegno di Maiwenn, eppure si ha la sensazione che la regista sbagli completamente la caratterizzazione di Tony, interpretata dalla premiata Emmanuelle Bercot. Perennemente lasciata in balia di un pathos insufficiente, la Bercot finisce per rivelarsi costantemente fuori tono; patetica in diverse situazioni (lo sfogo durante un pranzo, l’urlo liberatorio sotto la pioggia), eccessivamente enfatica e a volte persa in sguardi vacui privi di espressività recitativa. Emmanuelle Bercot è il vero tallone d’Achille di Mon roi, un prodotto che decisamente non piacerà al pubblico maschile, ma forse ancora meno a quello femminile.

Storia d’amore matura mostrata allo spettatore attraverso spezzoni in flashback, Mon roi segue il percorso di guarigione di Tony, infortunatasi al ginocchio in un incidente sugli sci. E questo è il pretesto per accomunare l’iter di guarigione fisica con quello personale, privato e inconscio. La scelta appare azzardata anche perché spesso, quando la macchina da presa stacca gli occhi dalla coppia Tony-Georgio, finisce per immortalare situazioni sterili e prive di significato, nelle quali Tony prova a intrecciare rapporti d’amicizia con i ragazzi della clinica, tra una fisioterapia e un tè con i biscotti.

Maiwenn mette a fuoco le sfaccettature di un amore burrascoso, ma finisce per mandare tutto in fumo con uno sviluppo narrativamente altalenante e un finale poco appagante. Insomma Mon roi è un film che mette in luce qualche buona interpretazione, ma nulla di più. Un prodotto che ha l’intenzione di lasciare il segno, ma che difficilmente sarà indelebile.

Uscita al cinema: 3 dicembre 2015

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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