Heart of the Sea di Ron Howard: la recensione

schermata-2015-11-12-alle-103559Mettere a nudo l’animo umano

Avventura che pone le basi del romanzo di Melville, Heart of the Sea è la rappresentazione dell’arroganza e della cupidigia umana. Una pellicola riuscita, contraddistinta da una brillante computer grafica e da scelte registiche ardite.

Nell’inverno del 1820 la baleniera Essex, capitanata dal capitano Pollard in aperto contrasto con il primo ufficiale Owen Chase, venne affondata da una gigantesca balena bianca. Pochi marinai si salvarono e uno di questi fu Thomas Nickerson, che all’epoca era un giovane alla prima esperienza nautica. Trent’anni dopo, nonostante l’iniziale riluttanza, decide di raccontare l’esperienza a Herman Melville.

Al netto della somma Heart of the Sea è un prodotto riuscito, grazie soprattutto a una costruzione scenica (la minaccia marittima e animale) e narrativa degna di nota. Difatti ciò che colpisce maggiormente nella pellicola diretta da Ron Howard sono le sequenze in mare, nelle quali la macchina da presa si inabissa, riaffiora a pelo d’acqua e tenta in tutti i modi di includere lo spettatore all’interno della scena. Questa scelta si rivela adatta per poter far vivere appieno l’esperienza della caccia alle balene e della vita da marinaio, non lasciando nulla al caso, nemmeno la privazione di un qualsiasi dettaglio. Tuttavia c’è ben altro in Heart of the Sea ed è esibito dal regista con ripetitiva forza: Howard mette in scena avarizia, cupidigia, coraggio (se di questo si può parlare), arroganza e paura, tutti sentimenti che hanno a che fare con l’animo umano. Un rischio elevato perché è facilissimo farsi trascinare dalle sequenze in mare aperto, piuttosto che riflettere su temi fondamentali come questi. Ed è qui che Howard si fa profondamente attuale; la vendetta e il male che erano insiti nel romanzo di Melville, qui scompaiono in favore di una delineazione umana più contemporanea, che porta la flotta a misurarsi con l’inconoscibile, con i confini della propria ragione, fino a mettere in dubbio la moralità delle spedizioni.

Heart of the Sea, prendendo in prestito la costruzione della minaccia da Lo squalo e la fallace convinzione da parte dell’uomo di essere il re del mondo da King Kong, si fa apprezzare per l’intera durata e ostenta una computer grafica da fare invidia, nonostante un 3D posticcio che appare poco funzionale. Il film di Howard è sezionabile per strati ben definiti (la partenza, il conflitto tra i due “galli del pollaio”, l’incontro con la balena e la deriva in mare aperto), ma non si limita a mettere in scena un prodotto d’avventura senza spunti di riferimento. E gli spunti (come anticipato) sono proprio quegli argomenti, che attanagliano l’uomo e lo fanno apparire sempre più come una piccola particella di un disegno molto più grande.

Heart of the Sea mischia sangue, fuoco, delirio e dilemma e ciò consente di mantenere viva l’attenzione dello spettatore, che attende in trepidazione il successivo colpo di scena. Insomma Heart of the Sea è un’avventura coinvolgente, che non possiede l’epicità del racconto di Melville, ma che ha “due” Achab (i due protagonisti Owen Chase e Geroge Pollard si dividono lo schermo, la follia e il dubbio) e un indiavolato ritmo narrativo. Un trattato sui difetti dell’uomo e sulle sue sconsiderate azioni (il riferimento all’attuale caccia al petrolio non è casuale), mentre la Terra su cui vive gli si ritorce contro.

Uscita al cinema: 3 dicembre 2015

Voto: ***1/2

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