Chiamatemi Francesco di Daniele Luchetti: la recensione

locandinaIl prete umile della umile gente

Biografico sul primo Papa latino della storia, Chiamatemi Francesco è una celebrazione del lavoro svolto da Bergoglio nella sua Argentina, che trova spazio tra l’aiuto agli “ultimi” delle favelas e la dittatura militare di Videla.

Jorge Bergoglio è uno studente come tanti a Buenos Aires. Ha una ragazza e degli amici, ma decide di entrare nell’Ordine dei Gesuiti. Vuole fare il missionario in Giappone, ma l’Ordine glielo vieta. Da quel momento dovrà rimanere in un’Argentina, nella quale convivono la dittatura di Videla, grandi ricchezze e sterminate povertà.

C’era il fortissimo rischio che la pellicola diretta da Daniele Luchetti potesse prendere la deriva del formato televisivo (anche se le premesse non erano preoccupanti a causa della presenza distributrice della Medusa e produttrice della Taodue) e invece Chiamatemi Francesco è un prodotto cinematografico a tutto tondo, drammatico al punto giusto e narrativamente accettabile. Ciò che manca realmente è l’emozione, un sentimento che viene lasciato da parte in un prodotto come Chiamatemi Francesco, che preferisce raccontare l’uomo, colui che ha sempre dedicato la sua vita agli “ultimi” e che ha sempre combattuto le ingiustizie e i soprusi con silenziosa dedizione.

Film che non si può ascrivere ai capolavori del cinema, Chiamatemi Francesco è sincero, zittisce le malelingue che accusavano Bergoglio di collaborazionismo con il regime di Videla e, contemporaneamente, ha l’ambizione di voler raccontare l’Argentina dei desaparecidos e quella della post-dittatura. Perché il lavoro di Luchetti sul contesto che ruota attorno al prete sudamericano è innegabile e a un tratto si ha la netta sensazione che la pellicola utilizzi Bergoglio come espediente per raccontare, invece, i soprusi del regime militare di Videla, che ha terrorizzato e fatto scomparire migliaia di cittadini attivamente coinvolti nella rivolta armata o coloro che erano semplicemente dall’altra parte della “barricata” a protestare. Difatti buona parte di Chiamatemi Francesco si sviluppa a cavallo degli anni Ottanta e la figura di Bergoglio viene sempre disegnata come quella di un mediatore, di un ascoltatore dei disagi di quel periodo storico e di un ammonitore per coloro che gli stavano a cuore e rischiavano la vita.

Biografico pulito e privo di fronzoli, che si conclude con l’elezione pontificia (che apre idealmente a una nuova fase nella Chiesa e nella vita di Bergoglio), Chiamatemi Francesco non si distingue nella massa, ma si lascia guardare con partecipazione. Nonostante qualche furbesca scelta narrativa, finalizzata a innalzare il livello dell’enfasi, la pellicola di Luchetti è un buon prodotto, che scava nel passato di un uomo che ha sacrificato, forzatamente, le sue ambizioni (quella di andare a predicare in Giappone) per ritrovarsi a “combattere” per la sua Argentina e per coloro che riponevano la loro fiducia in lui.

Uscita al cinema: 3 dicembre 2015

Voto: ***

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