La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi: la recensione

la-felicita-e-un-sistema-complesso-posterÈ così difficile essere felici?

Gianni Zanasi torna dietro la macchina da presa e realizza una commedia esistenzialista in un’Italia accerchiata dalla crisi economica. Un film caratterizzato da una premessa interessante, che però progressivamente si perde per strada e finisce per essere un prodotto abbastanza “fumoso”.

Enrico Giusti è un “tagliatore di teste” anomalo. Lui convince imprenditori inadeguati a cedere l’attività per metterci al loro posto investitori più capaci. Un giorno il presidente e l’amministratore delegato (moglie e marito) di un’importante azienda italiana rimangono vittime di un incidente e la società passa in mano al figlio diciottenne e alla figlia tredicenne. Enrico dovrà svolgere il suo lavoro anche con loro e a complicare le cose ci pensa Achrinoam, la ragazza del fratello di Enrico che si è stabilita a casa sua.

Non convince pienamente La felicità è un sistema complesso. Ed è un vero peccato perché le premesse per realizzare un prodotto convincente c’erano tutte: un frontman carismatico come Valerio Mastandrea, un argomento interessante e perfettamente inserito nell’attuale contesto di crisi economica e un regista in grado di girare con stile e umanità. Tutti elementi che contribuirebbero alla riuscita della pellicola e invece si assiste a una progressiva destrutturazione della vicenda, che porta avanti la sua narrazione attraverso siparietti slegati, accompagnati da una sceneggiatura che preferisce spiegare piuttosto che mostrare. E tutto ciò non fa bene a La felicità è un sistema complesso, un film che mette in mostra uno stile lodevole (carrellate sinuose e ralenti, che sovrastano il racconto), ma che finisce per sgonfiarsi e rivelarsi una patinata e semplicistica bolla di sapone.

Immagini e musica (quest’ultima a volte pare un riempitivo poco funzionale) divengono gli stilemi fondamentali per raccontare una vicenda esistenziale e umana, ma malamente assemblata. Un prodotto nel quale la formula semplicità = felicità è quella maggiormente inflazionata, mentre ci si interroga sulla malagestione di imprenditori navigati, contrapposta alla passione e la lungimiranza di una coppia di ragazzi.

La felicità è un sistema complesso procede a tentoni, approfondisce scarsamente il rapporto tra Mastandrea e l’israeliana Yaron e si dimostra molto più lineare di quanto in realtà voglia far credere. Perché la complessità del titolo non si percepisce, non traspare in un film che contrappone banalmente carriera e felicità e che per riuscire a elevarsi da un canovaccio debole (causato da una recitazione piatta dei due giovani protagonisti), in cui tutto ciò che deve accadere succede, deve necessariamente fare affidamento alla verve di Mastandrea, un ironico istrione contrappuntato da un trauma adolescenziale e da un presente che si trascina stancamente.

Insomma La felicità è un sistema complesso non brilla in modo autentico, accatasta troppi finali e dimostra di essere un film abbastanza raffazzonato. Si salva Mastandrea, ma non è una novità: lui si salva sempre.

Uscita al cinema: 26 novembre 2015

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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