Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno: la recensione

gli-ultimi-saranno-ultimi-posterUna donna incinta di 9 nove mesi e una pistola

Massimiliano Bruno torna dietro la macchina da presa e, di conseguenza, torna il suo cinema populista. Ciò che cambia è il genere con cui affronta i problemi attuali che attanagliano gli “ultimi”  immortalati nelle sue pellicole.

Luciana è una donna semplice che sogna una vita dignitosa insieme a suo marito Stefano. Mentre lui non lavora, perché impegnato in progetti strampalati e perché non vuole più tornare sotto padrone, Luciana ha un impiego in una fabbrica di parrucche. Non è il lavoro che ha sempre sognato, ma perlomeno la appaga. Quando lei rimane incinta (a ridosso del rinnovo contrattuale) viene licenziata. Il suo caporeparto le assicura un pronto reintegro, ma le promesse e le aspettative, con il passare del tempo, appaiono vane.

Bruno ha iniziato a occuparsi di cinema con Nessuno mi può giudicare, un prodotto avvolto da un buonismo incontrastato nella periferia romana. Una commedia che fotografava un’inesorabile caduta libera di una borghese snob. Successivamente Viva l’Italia affrontava l’elite politica in maniera populista, mostrando il sogno di ogni italiano: un politico incapace di mentire a causa di una malattia. In Confusi e felici Bruno toccava il fondo con una commedia corale poco centrata e poco convincente. Di fronte a questo veloce elenco filmico del Massimiliano Bruno regista, ci si accorge immediatamente di come il genere commedia sia stata la cifra stilistica con cui l’autore romano ha raccontato le storie al pubblico. Gli ultimi saranno ultimi è un deciso cambio di rotta: poche le risate (anche perché vengono ricercate con il contagocce) e tanto il materiale drammatico, con cui lo spettatore deve fare necessariamente i conti.

Al centro del progetto c’è Paola Cortellesi, brava nell’interpretazione di una donna sull’orlo del baratro esistenziale, mentre intorno a lei ruotano caratteristi anonimi e due attori di livello (Alessandro Gassman e Fabrizio Bentivoglio), sacrificati in favore di una visione prettamente femminile della vicenda. E grazie a una sceneggiatura lodevole (a tratti imbocca qualche scorciatoia prevedibile, ma non facciamone un dramma), Gli ultimi saranno ultimi centra l’obiettivo, ovvero far riflettere sulla situazione lavorativa attuale e sul dramma che può travolgere qualsiasi cosa (affetti, lungimiranza e una vita “normale”).

Evitando di forzare la mano e, di conseguenza, non cadendo nel tranello macchiettistico, Massimiliano Bruno riesce a imprimere un’adeguata intensità con lo svolgere della pellicola, sottolineando le reazioni incontrollabili che una situazione disperata può portare con sé. Ciò che non gli riesce in modo convincente è la vicenda parallela di Antonio, un poliziotto “trasferito con disonore”, che appare come un riempitivo non adeguatamente approfondito.

Pellicola che riesce a far contorcere lo stomaco per l’ansia (soprattutto nelle battute conclusive), Gli ultimi saranno ultimi sciorina empatia e si fa apprezzare. Un convincente cambiamento di rotta per il regista romano, che trova la giusta chiave di volta per raccontare una situazione realistica e di sicuro impatto emotivo.

Uscita al cinema: 12 novembre 2015

Voto: ***1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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