Kreuzweg di Dietrich Bruggemann: la recensione

le_stazioni_della_fede-280x400Il fondamentalismo religioso non è solamente islamico

Strutturato come la via crucis, della quale ripercorre pedissequamente le 14 stazioni, Kreuzweg è un film difficile da digerire, perché forte è la denuncia che persegue e terrificante la sensazione che vuole infondere allo spettatore.

Maria è una quattordicenne cresciuta in una famiglia devota alla società di San Pio XII, un’organizzazione religiosa che rinnega le innovazioni del Concilio Vaticano II e che rivendica una dimensione stretta del cristianesimo. Di conseguenza Maria si ritrova intrappolata e confusa, a causa anche dei corteggiamenti di alcuni suoi compagni di classe. Nonostante ciò Maria è convinta che i rimproveri del parroco e della madre siano giusti e che il peccato si annidi ovunque nella società contemporanea.

Prima di analizzare Kreuzweg bisogna evidenziare la frase che campeggia sul poster italiano del film diretto da Dietrich Bruggemann. Infatti ciò che salta all’occhio, e rischia di essere fuorviante, è l’espressione “si può amare Dio e la musica pop?”, che fa da frase di lancio alla pellicola in questione. È vero che la vicenda si snoda attraverso il desiderio da parte di Maria di far parte di un coro (non di chiesa), aspirazione che incontra il rifiuto categorico da parte della madre (i ritmi bassi e lascivi del pop sono maligni) e l’ammonimento da parte del parroco. Tuttavia la musica è solo il necessario stratagemma per sviluppare la vicenda e fossilizzarsi su una così labile caratteristica della pellicola sarebbe non solo insensato, ma anche controproducente. Detto ciò (e assodate le scelte maligne della distribuzione italiana), concentrandosi sul film, non si può non notare la brutalità di una sceneggiatura che indaga nelle profondità di una cultura ultraconservatrice, che cresce “soldati di Cristo” e non crede nei dettami del Concilio Vaticano II.

Il percorso di Maria (confusa adolescente che vuole sacrificare la propria vita a Dio e diventare Santa) è lastricato di difficoltà e passa dalle tentazioni di un’amicizia alla discriminazione da parte dei compagni di classe, dai dubbi di un dottore alla freddezza di una madre che non comprende i turbamenti dell’adolescenza.

Contraddistinto da uno stile controllato, fermo e deciso (ogni stazione è immortalata attraverso una camera fissa, dei quadri teatrali e significativi), Kreuzweg è brutale nello svolgimento della vicenda, una sorta di via crucis alla rovescia, che invece che esaltare la grazia del Signore, la affossa e la giudica. Bisogna necessariamente sottolineare che Bruggemann mette in luce l’estremizzazione di un’educazione cattolica e centra l’obiettivo perché se si riesce a trasmettere allo spettatore la voglia di “lanciarsi” nello schermo e strappare Maria dalle grinfie di genitori e parroco, allora vuol dire il messaggio è passato in modo indelebile.

Brutale, glaciale e teso, Kreuzweg mette alla berlina il fondamentalismo religioso (cattolico) e condanna da più parti la distorsione delle Sacre Scritture. Una pellicola riuscita e agghiacciante, nella quale non c’è un solo momento teso ad alleggerire il respiro, se non in chiusura quando la macchina da presa riprende il cielo e molla finalmente la presa. Il sipario si chiude. Applausi e riflessione.

Uscita al cinema: 29 ottobre 2015

Voto: ****

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